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Ancora Michael Dougherty su Godzilla 2!


 
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Ora che si viaggia a vele spiegate verso l'uscita di Maggio, è diventato difficile tenere a freno Michael Dougherty sul suo Godzilla II – King of the Monsters!

Ovviamente il nostro tono è scherzoso, siamo più che lieti di leggere le sue interviste e approfondire così le scelte fatte, in preparazione alla visione dell'attesissimo film. Le nuove dichiarazioni vengono da Tamashii JP, l'intervista è a cura di Satoshi Nakamura, che la propone sia in giapponese che in inglese. Noi vi forniamo la traduzione in italiano, buona lettura:

Quale è stata la tua reazione quando ti hanno chiesto se ti sarebbe piaciuto dirigere questo film?

Ho risposto “Sì”, molto rapidamente. Mi sono sentito lusingato, onorato... e questa sensazione continua ancora oggi. É come un sogno che diventa realtà. Poi c'è anche tanta pressione. Una pressione enorme, immensa.

 

Si dice che tu sia un grande fan di Godzilla. Quale fra i suoi film è il tuo preferito?

L'originale del 1954, perché è lì che Godzilla è nato ed è stato introdotto. In particolare mi è piaciuto il tono del film. È molto bello e poetico, e allo stesso tempo eccitante e terrificante.

 

Si sa anche che hai contribuito a scrivere questo nuovo film. Questo che sfide ha comportato?

Credo che una delle sfide più grandi sia stata dare forma a un film di Godzilla moderno, in grado di bilanciare il desiderio di vedere più a lungo queste creature [sullo schermo], con tutto ciò che ne consegue in termini di spettacolo, insieme alla sfida di creare allo stesso tempo dei personaggi umani cui ci si potesse affezionare.

 

È stato difficile mantenere la continuità con il film precedente?

Beh, credo fosse doveroso tenere conto della reazione che il film aveva suscitato. Quindi il punto era guardare il film e cercare di capire cosa aveva funzionato, ovvero, secondo me, il tono, l'ampiezza della storia, il design di Godzilla, per poi proseguire nella stessa direzione, cercando di fare anche meglio. Per fortuna, il fatto di avere accesso a Ghidorah, Mothra e Rodan ci ha favorito, perché stiamo parlando dei “gioielli della corona” della Toho. Mi son sentito avvantaggiato, insomma: avere a disposizione antagonisti e alleati per Godzilla, che sono poi personaggi molto amati e con una tradizione alle spalle, è stato di enorme aiuto.

Parlaci di come avete concepito i design e le scelte che avete fatto sui vari mostri.

Per quanto riguarda Godzilla mi piaceva davvero molto quello che aveva fatto Gareth [Edwards] nel precedente film, così ho mantenuto il look apportando piccoli cambiamenti, come modificare le creste dorsali in modo che fossero più simili a quelle del Godzilla del 1954. Quelle in effetti sono state riprese direttamente dall'originale. In pratica ho montato con Photoshop le creste originali sulla schiena del Godzilla di Edwards. Poi ho reso più grandi i piedi e gli artigli, perché un predatore come lui deve avere artigli potenti e affilati per smembrare le sue prede. Nel complesso si tratta di piccoli cambiamenti così, per il resto è molto simile. Ho reso anche la coda un po' più tonda, come nei film classici di Godzilla.

 

Su Rodan invece?

Anche lui è molto simile [all'originale]. Ho cercato di dargli un look che desse l'idea di qualcosa venuto fuori da un vulcano. Quindi sia l'aspetto delle sue scaglie che il colore del corpo riprendono elementi delle rocce vulcaniche, perché volevo una creatura che sembrasse in grado di vivere all'interno di un vulcano se necessario. Ma è stato pensato anche per sembrare un essere creato effettivamente da Madre Natura.

 

E Mothra?

Di Mothra ho cercato di catturare il potere della versione originale e i suoi colori, ragion per cui ho curato il fatto che avesse le macchie simili a occhi sulle ali. Le macchie sono disegnate in modo da richiamare gli occhi di Godzilla, perché volevo creare una connessione tra le due creature. Ho cercato anche di farla sembrare un insetto tradizionale, di quelli che esistono davvero nel mondo, dandole delle zampe più lunghe, in modo che fosse in grado di difendersi e di lottare con le altre creature. Senza artigli non avrebbe potuto farlo, sarebbe apparsa troppo vulnerabile. Se guardi alle falene che ci sono in natura, hanno zampe molto lunghe, così ho cercato di creare qualcosa che fosse bello, femminile, elegante e che desse la sensazione di una vera dea, pure in grado di risultare pericolosa alla bisogna.

 

Infine c'è King Ghidorah...

Con lui è stato divertente cercare di creare un drago che avesse qualità uniche, ma che fosse allo stesso tempo chiaramente Ghidorah. Così le sue ali sono diverse, ma sempre in grado di permettergli di volare e impadronirsi dei cieli quando deve. L'altro aspetto che ci è piaciuto sviluppare è il fatto che ogni testa ha la sua personalità, quindi ognuna è un po' diversa dall'altra. Mi piace pensare che la testa centrale sia la più intelligente, è la testa alfa. Delle tre è quella realmente al comando, mentre le altre due sono un po' i suoi lacché. Ancora una volta abbiamo cercato di fare in modo che ogni creatura fosse diversa dalle altre, pur nel rispetto di quanto già fatto in passato. Abbiamo lavorato a stretto contatto con la Toho per assicurarci di essere all'altezza dei loro standard, ecco perché Ghidorah ha comunque due code appuntite e il caratteristico colore dorato. Per realizzarlo abbiamo guardato a diversi animali presenti in natura, vari rettili, diverse lucertole e poi ancora serpenti, cobra, soprattutto il cobra reale. Abbiamo studiato le loro scaglie per cercare di dare forma a qualcosa che potesse apparire realistico. La regola di base delle creature era che se qualcuno ne avesse scoperto i fossili, doveva sembrare credibile che fossero esistite davvero.

Che ne pensi del prototipo di Godzilla che S. H. MonsterArts ha realizzato per la linea Bandai Spirits' Collector's, dopo averlo visto di persona?

È bellissimo! Cioè, è semplicemente fantastico. Il colore, la consistenza... devo ammettere che all'inizio era nervoso, ma invece il risultato è sbalorditivo. Sono impaziente, ne voglio tanti per fare dei regali. Catturano perfettamente lo spirito delle creature. Davvero un gran lavoro, mi piace tutto, ma in modo particolare le creste dorsali e i dettagli delle varie parti. Un lavoro molto particolareggiato. Sono degli artisti.

 

So che sei particolarmente affezionato a Rodan.

Sì, Rodan è uno dei miei preferiti sin da bambino. Negli anni Settanta e Ottanta avevo anche il giocattolo ed era uno dei miei favoriti, ma questo nuovo è spettacolare. È potente, ha molta personalità... in particolare sono sbalordito dai colori.

 

E cosa pensi invece del Kingh Ghidorah di S.H. MonsterArts?

È... epico. Mi piacerebbe realizzare un film in stop-motion con tutte queste action figure, perché sono così elaborate. La mia speranza è che, così come i miei giocattoli di Godzilla mi hanno ispirato e spinto a realizzare dei film, anche altri bambini possano creare dei film partendo da questi modellini.

In questo film sembra come se i mostri siano come delle divinità che hanno trasceso i limiti delle creature viventi.

Stiamo rimettendo il “God” dentro Godzilla. Sono cresciuto con una grande passione per la mitologia, in particolare per i draghi, e il mio amore per Godzilla unisce entrambi questi aspetti, la mitologia e i draghi. Infatti il mio secondo nome significa “Drago” in vietnamita. In realtà è il mio terzo, ho due nomi dopo quello principale, il primo è Patrick e l'altro è “Long”, che vuol dire “Drago” in vietnamita, appunto. Quindi per me era fondamentale che queste creature fossero trattate come divinità, perché la mitologia che sta dietro al film, alla storia, si fonda sull'idea che migliaia, se non milioni di anni fa, i kaiju e gli umani coesistevano pacificamente. Alcune civiltà ormai perdute li veneravano come divinità. Poi le creature si sono ibernate e abbiamo smarrito il nostro legame con loro, confinandoli nel regno delle fiabe e del mito, mentre invece sono reali, fanno parte della nostra Storia. Così, ora che si stanno risvegliando, gli umani sono costretti a scendere a compromessi con l'idea di questi miti così antichi e a cercare una guida in grado di ristabilire il legame con loro. Quindi, sì, non sono soltanto mostri, né tantomeno solo animali, sono i primi dei.

 

Quale diresti sia il tema portante del film?

La natura va rispettata. Rispettata e temuta.

 

E la sfida più grande che hai dovuto affrontare per realizzarlo?

Ce ne sono state tantissime, è come una maratona, un test di resistenza. Sei al comando di un esercito composto da migliaia di persone, molte delle quali non incontrerai nemmeno di persona, quindi ciò che cerchi di fare è mantenere la qualità, il cuore e lo spirito di Godzilla dall'inizio alla fine, una sfida enorme. Ma ho avuto a disposizione una troupe e dei collaboratori straordinari, che mi hanno aiutato molto e sono loro estremamente grato per questo.

 

Per concludere, c'è qualcosa che vorresti dire a tutti i fan di Godzilla in Giappone?

Spero di aver reso giustizia a Godzilla. Credo di sì e spero amerete il film tanto quanto l'ho amato io.




 





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