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Intervista esclusiva a Fabrizio Mazzotta!


 
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Qualsiasi considerazione su Shin Godzilla non può naturalmente prescindere da un'attenta analisi dei vari fattori che ne hanno determinato l'arrivo in Italia: in passato abbiamo sentito le motivazioni di Dynit, che ha importato la pellicola, e del distributore QMI Stardust.

 

Oggi la nostra attenzione si vuole concentrare sull'edizione italiana, sulle scelte compiute in fase di adattamento e di direzione del doppiaggio, cercando di fornire una panoramica quanto più possibile completa su tutte le problematiche che possono aver caratterizzato la lavorazione di un film così lungo, complesso e pieno di dialoghi e personaggi.


Per far questo abbiamo intervistato Fabrizio Mazzotta, che del film ha curato l'adattamento dei dialoghi italiani e la direzione del doppiaggio. Fabrizio è uno dei più celebri e apprezzati operatori del settore, che ha dato voce a personaggi entrati nell'immaginario di più generazioni, da Mizar in Ufo Robot Goldrake a Eros in Pollon, fino a Krusty il Clown nei Simpson. Sono molto celebri anche le sue direzioni di serie animate come il capolavoro assoluto Giant Robot, Inuyasha, Mazinkaiser, Code Geass e, per restare in ambiti più vicini a Shin Godzilla, anche Neon Genesis Evangelion. A questi si unisce la direzione dei doppiaggi per pellicole quali Dragonball Evolution o la trilogia giapponese di The Ring.

La nostra chiacchierata abbraccia a 360° il mondo del doppiaggio, il rapporto con gli appassionati e, naturalmente, la lavorazione di Shin Godzilla. Nel ringraziare Fabrizio per la cortesia e la disponibilità, auguriamo a tutti buona lettura!

 

Ciao Fabrizio e benvenuto su Fantaclassici! La tua carriera è nota e piena di personaggi di successo: come e quando è avvenuto invece il passaggio da doppiatore a direttore del doppiaggio?

Le prime direzioni le ho fatte un po' per caso all'inizio degli anni Ottanta, proponendomi spontaneamente in sostituzione di alcuni direttori come Roberta Paladini o Giorgio Lopez quando erano assenti. Erano già cartoni animati, ma si trattava di esperienze abbastanza sporadiche. È diventato invece un impegno più regolare con le prime uscite della Granata Video, ovvero il settore video della Granata Press. Furono loro a offrirmi la direzione, ho accettato e da lì è iniziata l'avventura.

 

In entrambe le vesti (doppiatore e direttore) sembri aver sviluppato una predilezione e specializzazione particolare per i prodotti giapponesi, dalle serie ai film: è stata una fortunata concatenazione d'eventi o piuttosto una scelta deliberata?

È iniziata per caso, perché, appunto, il lavoro per la Granata Video mi occupava tutto il tempo, e il loro catalogo era costituito soprattutto da animazione giapponese (da quelle esperienze sono derivate a vario modo la Dynamic Italia e la Dynit). Poi nel tempo ho diversificato il mio operato e quando ho acquisito sicurezza ho diretto anche telefilm e film cinematografici. Al momento, in effetti, i cartoni animati non costituiscono più la maggioranza del mio lavoro.


Sappiamo che il fandom che segue i prodotti giapponesi è molto esigente in materia di doppiaggio: quanto questo aspetto è di stimolo e quanto no invece? E com'è cambiato nel tempo, date le rispondenze in tempo quasi reale, nell'era di internet?

Ai tempi delle prime direzioni - e parliamo del primo boom dell'animazione giapponese in videocassetta - la situazione era sicuramente molto diversa: c'erano soltanto la Granata e la Yamato Video a dividersi il mercato e c'era molto lavoro. Già all'epoca, però, i fan mi scrivevano o telefonavano per farmi le loro domande sulle uscite future o anche solo per complimentarsi, quindi il rapporto era già molto stretto. Con l'avvento di internet e dei social network la situazione si è ingigantita, si leggono molti più commenti, a volte anche con situazioni inventate, ed è più difficile star dietro a tutti. Nel complesso però, se ci sono dei siti di animazione o di doppiaggio in cui si può discutere serenamente, mi piace partecipare: uno che posso citare è quello di Antonio Genna, dedicato al doppiaggio, dove intervengo spesso nel forum.

 

Un aspetto forse inedito degli ultimi anni è la facilità con cui il pubblico ha accesso alle versioni in lingua originale: questo aspetto facilita o complica il vostro lavoro?

In parte è un elemento che aggiunge stress: c'è infatti una parte di pubblico molto ostinata che vorrebbe un doppiaggio identico all'originale, nelle voci e nei dialoghi, ma questo non è possibile. Ci sono problematiche legate al sincrono e c'è una fase di adattamento che se è troppo letterale rischia di creare problemi di comprensibilità del prodotto. Naturalmente non bisogna assolutamente tradire l'originale cambiando il senso delle frasi, ma ogni lingua ha delle sue regole di costruzione dei dialoghi che vanno rispettate in modo che le opere siano fruibili da tutti.


Fra i titoli di cui hai curato la direzione c'è una serie tokusatsu poco fortunata ma che noi abbiamo trovato invece molto interessante: Garo. Cosa ricordi della lavorazione e quali considerazioni ti sentiresti di fare a distanza su quell'esperienza?

Ho un bellissimo ricordo di quella serie, mi piacque molto, aveva una bella storia e speravo che fossero importati anche gli altri titoli collegati, ma purtroppo non è successo. Anche se i tokusatsu sono differenti dai telefilm americani, questo era avvincente e ben costruito. Forse la collocazione è avvenuta nella fascia oraria sbagliata, forse il pubblico si aspettava qualcosa di diverso, fatto sta che non ha funzionato, anche se, secondo me, rispetto anche ad altre produzioni simili (che possono risultare “strane” ai nostri occhi) aveva molte possibilità. Un vero peccato.

 

Veniamo quindi a Shin Godzilla: del film hai curato, oltre alla direzione, anche la stesura dei dialoghi italiani. Ci piacerebbe approfondire innanzitutto questo aspetto: ci sono state scelte particolarmente complesse da compiere sui copioni o richieste specifiche da parte della committenza o della casa madre giapponese?

È stato un lavoro molto impegnativo, ho cercato di realizzare un adattamento fedele, sempre nei limiti imposti dalla sintassi giapponese che è diversa dalla nostra, come già spiegato prima. Una delle caratteristiche della lingua giapponese, infatti, è che rispetto alla nostra tende a spezzare maggiormente le frasi in tante battute più corte o, a volte, a esprimere concetti brevi con più giri di parole. In quei casi l'adattamento deve quindi anche allungare le battute o sintetizzare i concetti, cercando di non tradire mai il senso delle frasi. In altri casi ancora la gestualità più accentuata spinge a dover adattare le frasi in modo che al pubblico italiano risultino coerenti con il movimento degli attori. A tutto questo bisogna poi aggiungere che c'erano tanti personaggi, che spesso si accavallavano, e in qualche caso era difficile capire chi parlasse, se il dialogo avveniva fuori campo. È stato sicuramente uno degli adattamenti più difficili che abbia mai fatto.

 

Il lavoro di adattamento come parte: vi mandano un copione con le battute?

Nel caso di Shin Godzilla è arrivato il copione in giapponese, anche perché la Dynit lo esige in modo che non ci siano fraintendimenti da traduzioni intermedie (ad esempio in inglese). La mia traduttrice di fiducia è Irene Cantoni, che poi mi passa la versione italiana per l'adattamento. E qui iniziano i miei problemi, che sono quelli elencati prima, e che mi hanno comportato tante ore di fatica.

 

Banalmente mi viene da chiedere se avevi già familiarità con il personaggio e la sua ricchissima produzione, e anche con gli incredibili svarioni che i film classici hanno subìto nelle varie edizioni italiane (con nomi cambiati e titoli “pittoreschi”, dove spesso veniva arbitrariamente inserito King Kong per sfruttarne la maggiore popolarità).

Non ero particolarmente esperto di Godzilla, ho visto i film che negli anni sono passati in Italia, o al cinema o attraverso le tv private e mi piacevano, li trovavo divertenti. Per quanto riguarda i titoli e gli svarioni del passato, c'è stata sia da parte mia che di Dynit la volontà di fare stavolta un lavoro filologico e quanto più simile all'originale.

 

Venendo invece alla direzione, il film presenta innumerevoli personaggi, una recitazione molto concitata e un registro vocale che passa dall'italiano all'inglese: deve aver rappresentato per questo una sfida non indifferente! Ce ne puoi parlare? E sei soddisfatto del lavoro svolto (che a noi è piaciuto molto)?

Le problematiche principali sono legate all'adattamento, come ti ho detto, a volte bisogna anche fare degli aggiustamenti in sala. Inoltre va tenuto conto che i nostri attori talvolta non sono pratici nel doppiare i colleghi giapponesi, a causa dello stile recitativo diverso. La lavorazione ha quindi comportato un tempo maggiore: per quanto riguarda la sola fase del doppiaggio in sala (non tenendo conto quindi del lavoro sul testo prima e della successiva post-produzione), di solito un film porta via circa una settimana di lavoro, qui ce ne sono volute un paio. D'altra parte, come hai ricordato, fra interpreti principali e secondari abbiamo contato circa 200 personaggi, non ne avevo mai diretti tanti (escludendo le serie).

Alla fine comunque ce l'abbiamo fatta e i riscontri sono stati buoni, io faccio sempre molta autocritica, ma sono abbastanza soddisfatto. Il responso finale, in ogni caso, spetta sempre al pubblico.

 

Carlo Cavazzoni, nell'intervista che ci ha concesso, ha detto di aver supervisionato strettamente la lavorazione, scegliendo anche i doppiatori: in caso di lavoro a così stretto contatto con il committente, il ruolo del direttore è agevolato o senti una maggiore pressione?

Sì, la Dynit è sempre molto attenta ai suoi doppiaggi e, come da sua prassi, sono stati fatti dei provini per i due personaggi principali (Rando Yaguchi e Kyoko Ann Patterson). In genere si chiamano sei doppiatori (tre per personaggio) e poi la Dynit, nella persona di Cavazzoni e del suo staff, sceglie quelli che ritiene più adatti. Naturalmente c'è anche uno scambio di opinioni fra di noi, in un clima di collaborazione e fiducia reciproca, non ci sono mai pressioni.


Il film è diretto da Hideaki Anno, regista con cui certamente hai familiarità, essendo da anni il direttore delle svariate iniziative animate dedicate a Neon Genesis Evangelion. Il fatto di conoscere l'autore ha in qualche modo influito sulla lavorazione di Shin Godzilla?

In alcune scene ho ritrovato il tocco dell'autore e il suo stile, ma per quanto riguarda il doppiaggio non ho tenuto conto particolarmente del lavoro fatto con Evangelion, non volevo stabilire forzatamente una continuità fra le due cose. Anche perché le psicologie dei personaggi mi sono sembrate abbastanza diverse (qui magari qualche esperto potrà contestarmi, è naturalmente la mia impressione). La nostra priorità è stata di rifarci sempre e comunque alla versione originale.

 

Nei blockbuster americani è ormai noto che le copie su cui viene effettuato il doppiaggio sono spesso protette a tal punto che parte del film finisce per essere nascosto (fino ad arrivare all'estremo di attori che non possono nemmeno vedere il personaggio che stanno doppiando – in Transformers: La vendetta del Caduto dovrebbe essere accaduta una cosa del genere con il tuo personaggio del dottore Decepticon). Anche in Giappone, con pellicole quali Shin Godzilla, accade una cosa del genere?

È vero, con il cinema americano succede proprio questo, e si arriva a estremi assurdi. Nel caso di Transformers lo schermo era completamente nero, con delle “finestre” che si aprivano a rivelare la bocca dei personaggi. Nel mio caso il personaggio era pure meccanico e vedevo le sue fauci, sfocate e in bianco e nero. Ma accadeva lo stesso anche con i personaggi umani e per un doppiatore simili condizioni di lavoro diventano davvero tragiche, non capisci se il personaggio si muove, se è in primo piano o sullo sfondo, dove si trova. In altri casi mi è capitato di lavorare con copie antipirateria sfocate e piene di scritte o barrate, dove però perlomeno ci si riusciva a fare un'idea dell'azione. Con le pellicole giapponesi non mi è mai capitato e, anzi, nel caso di Shin Godzilla abbiamo avuto a disposizione una copia di ottima qualità, che ci ha permesso di lavorare con la massima tranquillità.

 

E infine, parte della produzione originale di Godzilla è tuttora inedita in Italia: Dynit ha manifestato un primo interesse a recuperarla, se l'operazione Shin Godzilla dovesse dare i risultati sperati (fra cinema e home video). Nel caso, possiamo aspettarci di rivederti alla direzione degli inediti (o, più semplicemente, ti farebbe piacere)?

Onestamente ora non ricordo se ne abbiamo parlato informalmente tra noi e quindi non posso dire se questo recupero ci sarà, ogni decisione spetta naturalmente alla Dynit quando avrà tratto le sue conclusioni. Quanto a me, sarebbe comunque un piacere, quella di Shin Godzilla dopotutto è stata una sfida impegnativa, ma anche una bella esperienza, e penso di averla vinta.

 

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