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I tre volti della paura

 
Locandina

Titolo:
I tre volti della paura

Altri titoli:
TITOLO AMERICANO: Black Sabbath

Anno di uscita:
1963


Durata:
96 min.


Regista:
Mario Bava


Altre Informazioni

 
Voto medio:

Totale votanti: 3


Immagini Film:
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Rating Film: 4.5 su 5.

Soggetto: ispirato a tre racconti di F. G. Snyder, Aleksej Tolstoj, P. Kettridge [Franco Lucentini]
Sceneggiatura: Marcello Fondato, con la collaborazione di Alberto Bevilacqua, Mario Bava
Produttori: Salvatore Billitteri e Paolo Mercuri per Emmepi Cinematografica, Galatea, Societé Cinématographique
Fotografia: Ubaldo Terzano
Montaggio: Mario Serandrei
Musiche: Roberto Nicolosi
Scenografia: Giorgio Giovannini


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Attori



Boris Karloff - Narratore/Gorka
Michèle Mercier - Rosy
Lidia Alfonsi - Mary
Mark Damon - Conte Vladimiro D'Urfé
Susy Andersen - Sdenka
Glauco Onorato - Giorgio
Jacqueline Pierreux - Miss Chester

Trama



  

Film a episodi, introdotti da Boris Karloff: Il telefono. Rosy è sola in casa, minacciata da un maniaco al telefono e per questo chiede aiuto all'amica Mary; I Wurdalak. Durante un viaggio, il Conte Vladimiro D'Urfé si ferma in un villaggio, vittima delle scorrerie di un temibile turco. A uccidere il bandito si è recato il patriarca Gorka, che però ha messo in guardia i suoi parenti: se tornerà più tardi di cinque giorni vorrà dire che è stato trasformato in un Wurdalak, un vampiro che si nutre del sangue dei suoi cari. L'uomo ritorna all'esatto scoccare del quinto giorno, lasciando i parenti nel terrore e nell'angoscia: è davvero diventato un mostro? Vladimiro nel frattempo si innamora della giovane Sdenka e cerca di convincerla a lasciare quel luogo di terrore; La goccia d'acqua. Miss Chester, infermiera, viene chiamata per comporre il corpo di una contessa ormai morta. Ne approfitta così per rubarle un anello, ma al ritorno a casa sembra perseguitata da strane presenze. Senso di colpa o le sedute spiritiche cui era avvezza la contessa le hanno permesso di evocare forze soprannaturali per punire la ladra?




Curiosità ed altro



  

- Primo horror a colori di Mario Bava, che qui delega il ruolo di direttore della fotografia al sodale ex operatore Ubaldo Terzano. Si dovrà attendere il 1970 per ritrovare l'autore nel doppio ruolo di regista e direttore delle luci (in Il rosso segno della follia).

- I titoli di testa attribuiscono la paternità del soggetto a tre racconti di “Chechov – Tolstoj – Maupassant”. In realtà Il telefono è basato su un misconosciuto racconto di F. G. Snyder; I Wurdalak su “La famille du Vourdalak”, opera giovanile di Aleksej Tolstoj (cugino del più noto Lev, ovviamente si gioca su questo dettaglio per vantare una paternità più nobile); Infine La goccia d'acqua è basato su “Dalle tre alle tre e mezzo”, attribuito a P. Kettridge, ma in realtà realizzato da Franco Lucentini per l'antologia “Storie di fantasmi” (Einaudi, 1960).

- Il film è prodotto in partecipazione con la American International Pictures, che l'anno prima aveva realizzato un altro horror a episodio, I racconti del terrore, di Roger Corman. L'intercessione della casa americana permise l'annessione al cast di Boris Karloff (che aveva appena girato I maghi del terrore) e di Mark Damon (protagonista di I vivi e i morti).

- I Wurdalak è stato oggetto di un remake (o, se preferite, di una seconda trasposizione) nel 1972 con La notte dei Diavoli, di Giorgio Ferroni.

- Il titolo americano Black Sabbath, usato per richiamare Black Sunday (usato per La maschera del Demonio), fu ripreso da Ozzy Osbourne per battezzare la sua celebre band heavy metal.

- L'edizione americana, oltre a cambiare l'ordine degli episodi e a offrire una nuova versione del prologo con Boris Karloff, elimina totalmente il sottotesto lesbo presente nell'episodio Il telefono, di fatto esemplificando e banalizzando la componente ambigua e thriller della storia.

- La voce del maniaco al telefono è del grande attore e doppiatore Elio Pandolfi, bravissimo a produrre un timbro neutro in grado di adattarsi alla natura ambigua del colpevole.

- Il film ricicla alcune scenografie già usate da Bava ne La maschera del Demonio (per I Wurdalak) e ne La ragazza che sapeva troppo (per Il telefono).

- L'attrice Michele Mercier aveva già lavorato con Bava nel poco noto fantasy Le meraviglie di Aladino, che il regista aveva realizzato nel 1961 insieme all'americano Henry Levin.

- È il primo film in cui emerge forte la componente “melodrammatica” di Bava, con storie d'amore destinate a essere travolte dall'orrore, tanto da negare il lieto fine che, a vari livelli, era sempre stato presente nei precedenti lavori del regista. Il cosceneggiatore Alberto Bevilacqua, nel libro Mario Bava Operazione Paura (di Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni, edizioni Unmondoaparte), ha sottolineato questo aspetto come pregnante della visione della vita di Bava (“Seguiva il suo stile (…) basato sullo scombussolare la logica, in modo da render chiaro che noi viviamo una vita che non ha un filo logico continuo. Nella nostra vita, hanno senso solo i momenti rarissimi di felicità e le ondate pazzesche della paura”). La componente drammatica, più forte nei primi due episodi, viene in parte mitigata dall'umorismo nero del terzo, dove emerge una vena più morale.

- Sempre Bevilacqua, nello stesso libro, rivela che la sceneggiatura fu realizzata principalmente di notte a Chianciano e che, comunque, alcune scene furono riscritte durante le riprese.

- Il celeberrimo finale in cui si svela la finzione del set costituisce l'ennesima prova del dualismo da sempre presente nell'opera di Bava, dove il rapporto fra la finzione scenica e la realtà viene continuamente reinventato; oltre a costituire un'incredibile sberleffo d'autore. Un simile espediente verrà poi utilizzato, con pretese metacinematografiche più “serie” e “filosofiche” da Alejandro Jodorowski ne La montagna sacra, oltre che da Federico Fellini in E la nave va.

- L'uscita italiana è avvenuta il 17 Agosto del 1963, con divieto ai minori di 14 anni.





Valutazione media: 4.5 su 3 votanti.