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La maschera del Demonio

 
Locandina

Titolo:
La maschera del Demonio

Altri titoli:
TITOLO AMERICANO: Black Sunday

Anno di uscita:
1960


Durata:
87 min.


Regista:
Mario Bava


Altre Informazioni

 
Voto medio:

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Immagini Film:
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Soggetto: ispirato al racconto “Il Vij” di Nicolaj Gogol
Sceneggiatura: Ennio De Concini, Mario Serandrei
Produttore: Massimo De Rita per Galatea e Jolly Film
Fotografia (b/n): Mario Bava
Montaggio: Mario Serandrei
Effetti speciali: Mario Bava
Musiche: Roberto Nicolosi
Scenografia: Giorgio Giovannini


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Attori



Barbara Steele - Asa/Katia Vajda
John Richardson - Andrej Gorobek
Andrea Checchi - dr. Chomà Kruvajan
Arturo Dominici - Igor Javutich

Trama



  

Moldavia, XVII Secolo. La strega Asa, della stirpe dei Vajda, viene condannata per vampirismo dal fratello e sul suo volto viene applicata la Maschera del Demonio come marchio d'infamia. Prima di morire, la donna lancia però una maledizione sulla sua famiglia, rea d'averla condannata. Due secoli dopo, il dottor Chomà Kruvajan, in viaggio con il più giovane collega Andrej Gorobek, si imbatte nel sarcofago della strega e inavvertitamente la risveglia, rinnovando il potere della maledizione. La vittima designata è Katia, discendente di Asa e identica a lei come una goccia d'acqua. Andrej se ne innamora e tenta di salvarla: mentre i delitti in casa Vajda si susseguono, la strega cerca infatti di riacquistare piena vita con il sangue della sua discendente.




Curiosità ed altro



  

- Nato sull'onda del buon successo riscosso dall'inglese Dracula il vampiro, il film esce in Italia l'11 Agosto del 1960 con il divieto ai minori di 16 anni e non suscita particolare interesse. All'estero riscuote invece un tale entusiasmo critico e di vendite, da diventare l'autentico iniziatore del filone gotico all'italiana. Mario Bava ricorderà in un'intervista pubblicata su “Fant'Italia” nel 1976 che “da allora sono stato costretto a dibattermi tra vampiri, mostri e streghe. E io che sono una persona mite e timorosa, che non ammazzerei neanche una zanzara per il sacro rispetto che ho di ogni forma di vita, sono stato sommerso da un lago di sangue brulicante di vampiri e morti a galla”.

- Regista colto, ma non strettamente cinefilo, Bava si rifà a una novella di Nikolaj Gogol del 1835 che “lessi a Silvi Marina ai figli che erano piccoli e non c’era ancora la televisione” (da “La città del cinema”, 1979). L'ispirazione resta comunque molto labile, tanto che poi il regista ricordò come “il genio degli sceneggiatori, compreso il mio, fece sì che di Gogol non rimanesse assolutamente nulla”.

- L'idea originale prevedeva una cornice contemporanea, salvo poi decidere di mantenere tutta la vicenda nel passato. Forse come reminiscenza di quella prima bozza, la storia presenta in ogni caso un salto di due secoli fra il prologo e il resto della narrazione.

- Mario Bava è anche co-sceneggiatore non accreditato, insieme a Marcello Coscia e Dino De Palma. Alberto Pezzotta, sul “Castoro” dedicato al regista nota come “in un altro documento, a libro paga per la sceneggiatura figurano anche Fede Arnaud, Domenico Bernabei, Walter Bedogni, e tali Lucia Torelli e Maria Nota, con un compenso superiore a tutti gli altri. La traccia di varie riscritture è desumibile da un intreccio non sempre fluido”. L'idea delle riscritture è confortata dalle dichiarazioni di Barbara Steele presenti nel libro "L'avventurosa storia del cinema italiano 1935-1959", a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi: "Non è mai esistita la sceneggiatura definitiva di La maschera del Demonio, ogni giorno ci venivano date nuove pagine: il copione veniva riscritto e modificato proprio mentre lo giravamo. Finché non ho visto una proiezione del film finito, non sono mai riuscita a immaginare come iniziava o come finiva".

- Per decisione dello stesso regista, che li trovava ridicoli, i vampiri del film non presentano i caratteristici canini sporgenti, aggiungendo una ulteriore nota di ambiguità a un'opera che mescola con disinvoltura il tema a quello della stregoneria.

- La maschera del Demonio inchiodata sui volti di Asa e Igor fu realizzata da Eugenio Bava, padre del regista, inventore dilettante e scultore, oltre che pioniere del cinema italiano.

- Il doppio ruolo di Barbara Steele (accreditata come “Steel”) è propedeutico al tema del doppio, evidente nella confusione che si cerca di istillare nello spettatore e nei personaggi circa chi sia la strega e chi la vittima, e nel dualismo Bene/Male, mostruosità/innocenza, fino a quello più raffinato fra morte e erotismo, complice il fascino dell'attrice.

- L'effetto di invecchiamento a vista della strega fu ottenuto con un espediente fotografico: su un'applicazione di cerone blu erano disegnate delle linee rosse, che risaltavano o meno a seconda della luce con cui era inquadrata l'attrice. Il trucco, che risale a Il dottor Jekyll di Rouben Mamoulian del 1932, era stato usato da Bava già tre anni prima ne I vampiri. Lo stesso regista l'ha poi spiegato in diretta nel 1975 nella trasmissione tv L'ospite delle due, condotta da Luciano Rispoli (visibile sul sito della Rai).

- Come ricordato da Barbara Steele in più di una intervista, tutta la troupe sul set non poteva indossare abiti colorati, limitandosi a vestiti neri o bianchi, in ossequio all'atmosfera della storia e alla fotografia in bianco e nero, curata dallo stesso Bava.

- Alla fine degli anni Settanta, Bava fu approcciato da produttori americani per un remake a colori del film, ma la cosa non ebbe seguito (pare perché il regista stesso si dimostrò troppo sprezzante nei confronti della sua opera). Il rifacimento è stato poi realizzato per la televisione italiana dal figlio Lamberto nel 1989, senza però essere mai trasmesso.

- La piccola Sonia, figlia dell'ostessa, che si reca di notte a mungere il latte, impaurita dal buio, è Germana Dominici, nella vita reale figlia di Arturo Dominici, l'interprete di Igor Javutich.

- Sebbene Bava fosse noto come un tecnico in grado di portare a casa il risultato con tempi molto stretti, il film fu girato con una certa libertà, sforando anzi di una settimana sulle sei previste, segno di come l'autore credesse nel risultato.

- Particolarmente grafico nelle sequenze più sanguinose, il film viene bandito in Inghilterra – ovvero il paese dove era stato realizzato l'ispiratore Dracula il vampiro - fino al 1968.





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