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ULTIME NEWS

[GI-BBF] L'Uomo Elettrico di Jun Fukuda!


 
  

Torna il progetto "Sottotitolazione Kaiju Eiga"... in una forma un po' diversa dal solito! Il titolo scelto per la nuova release, infatti, non appartiene al filone dei mostri giganti, ma più in generale alla fantascienza. È Il segreto dell'Uomo Elettrico, ovvero Denso Ningen, anche noto con il titolo internazionale Secret of the Telegian, e diretto da un grande veterano come Jun Fukuda.

Lasciamo che a presentarcelo sia il nostro **Mr.DooM** che ha curato l'edizione:

Anche se non tratta di mostri giganti, ho ritenuto opportuno rendere disponibile con sottotitoli italiani questo film che non ha avuto una distribuzione particolarmente felice al di fuori del Giappone, fondamentalmente stimolato dal fatto di poter completare la cosiddetta “Trilogia dei mutanti” della Toho (che comprende anche Uomini H e Una nube di terrore, ndr).
Si potrebbe erroneamente pensare che questa prima incursione nel fantascientifico di Jun Fukuda costituisca l’anello debole del trittico.
Confrontato ai due film diretti da Honda, inevitabilmente si distingue per il taglio registico, in quanto lo svolgimento della trama è piuttosto lineare, ma questo non deve intendersi come una pecca, dal momento che la narrazione procede a buon ritmo condito con una generosa dose di suspense.
Il tutto sottolineato da un pregevole commento sonoro e dalle convincenti performance degli interpreti, aspetti che rendono la visione molto avvincente.
Inoltre, la componente fantascientifica costituita dai macchinari per il teletrasporto probabilmente ispirati al precedente L’esperimento del dottor K., si intreccia perfettamente nella struttura di thriller poliziesco del film.
In definitiva, un gioiello della sci-fi nipponica assolutamente consigliato.

 

Oltre a rimandare gli utenti alla scheda del film sul nostro sito, proponiamo anche il trailer sottotitolato per l'occasione:

 

 

Il film come sempre è disponibile sul sito dei Bowling Ball Fansubs, con cui Fantaclassici porta avanti il progetto.

 E, immancabile in queste occasioni, si rinnova anche la ricerca di nuovi utenti con cui allargare lo staff della sezione fansub: chi fosse interessato può consultare il topic AAA - COLLABORATORI PROGETTO FANSUB CERCASI.


 

Godzilla 1998 visto dai suoi autori!


 
  

Come concludere il nostro viaggio all'insegna dei ricordi sul Godzilla del 1998 se non lasciando la parola ai responsabili del "misfatto"? Ci riferiamo naturalmente al regista Roland Emmerich e al co-sceneggiatore e produttore Dean Devlin. Cosa è rimasto in loro dell'esperienza? Quanto peso hanno avuto le critiche nella valutazione del loro lavoro?



(Roland Emmerich, a sinistra, e Dean Devlin, a destra, con un modellino della loro creatura)

In giro per la rete sono presenti alcune dichiarazioni più recenti che ci fanno capire il loro parere. Devlin in particolare si è speso con maggiore puntualità.

Parecchie testimonianze sono arrivate nell'ultimo lustro dal produttore sul film, le potete leggere su Entertainment Weekly, Syfy e Reddit, ne riportiamo alcuni passaggi:

So che ho fatto un casino con il mio Godzilla. […] Sogno sempre di poterci riprovare.

Penso che la parte più grossa del problema è che ho spinto Roland a fare il film perché ero un grande fan di Godzilla. Sono cresciuto con lui ma per Roland era diverso, lui non aveva una grande passione per Godzilla. È riuscito a trovare con me una storia cui potesse appassionarsi e alla fine ha realizzato il film con entusiasmo, ma questo è stato il suo modo di approcciare la cosa, non stava onorando l'eredità di Godzilla in un modo che avrebbe reso felici gli appassionati.

Per come la vedo io, ci sono due difetti in Godzilla che rovinano davvero il film. E sono entrambi colpa mia.
Il primo è che abbiamo deciso di non antropomorfizzare Godzilla – e con questo intendo che non abbiamo voluto scegliere se fosse un personaggio eroico o cattivo.
Abbiamo fatto la scelta intellettuale di renderlo neutro, soltanto un animale che cerca di sopravvivere. E questo è stato un grave sbaglio.
Il secondo errore è stato decidere di mostrare i retroscena dei personaggi a metà del film e non all'inizio (come si fa sempre).
Quanto ormai avevamo spiegato chi erano questi personaggi, il pubblico se n'era già fatta una propria idea e non la potevamo più cambiare.
Sono due errori forti di sceneggiatura, di cui mi assumo la completa responsabilità.




(foto d'epoca, Dean Devlin con maglietta di Godzilla al centro fra gli attori Hanz Azaria e Harry Shearer, nel film rispettivamente il cameraman Animal Palotti e il giornalista Charles Caiman)

La severa autocritica di Devlin non sembra contagiare anche Emmerich, che nel 2004 riferiva a Blackfilm:

Ho sempre pensato che Godzilla fosse un film molto migliore di quello che dicono i critici. E questo lo si può vedere dal fatto che – e lo so per certo - è tipo il film preferito da tutti i figli dei miei amici. Lo rivedono in continuazione, ancora e ancora. Quindi, non può essere tanto male.

 

In dichiarazioni più recenti rilasciate all'Huffington Post e a Empire Online, il regista precisa inoltre che:

Faccio sempre molti test sui film – e [in questo caso] non abbiamo avuto il tempo.

Era un sogno che diventava realtà, realizzare il più grosso film dell'anno e quello che pensavamo sarebbe diventato il franchise più grande. L'unica cosa che rimpiango è che non abbiamo avuto più tempo. La tabella di marcia era assassina. Ma le riprese sono state divertenti e adoro Jean Reno e Matthew Broderick... e Hanz Azaria. Tipi davvero spassosi!

 

Infine in un suo tweet del 2014, la risposta a muso duro a un utente:

Godzilla è costato 135 millioni di dollari, ma ne ha incassati 370 in tutto il mondo. Mi dispiace che a te non sia piaciuto, ma a molti fans invece sì.

 



Da notare due cose, la prima è che Emmerich già all'epoca diceva, in un'intervista concessa a Marco Spagnoli:

Sapevo che - comunque - i fan di Godzilla mi avrebbero odiato e che non sarebbero mai stati soddisatti. Nei miei film cerco sempre di mettere quello che diverte me, anche se so che magari non piace al pubblico.

 

Confermando quindi che non gli interessava inseguire la tradizione, ma piuttosto rispettare una propria visione personale.

La seconda è che, sempre su Twitter, Emmerich ha comunque espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Haruo Nakajima lo scorso anno, e nel 2014 aveva definito “amazing” il trailer del Godzilla di Edwards, segno di come dunque non serbi nessun rancore verso l'icona.



(foto d'epoca, Roland Emmerich in visita alla Toho)

Chiudiamo dunque con questi gesti distensivi che ci permettono di ribadire come il viaggio fin qui compiuto sia stata un'occasione per riflettere sull'opera, al netto delle sue valutazioni che – ieri come oggi – ognuno potrà compiere in serenità.

Manca ancora un tassello: nei prossimi giorni sarà infatti online lo speciale curato da David Spada con i retroscena completi sul film, di cui queste news sono state un'anticipazione e un complemento, in modo da rendere definitivamente completa la nostra trattazione.


 

Il ruolo di Charles Dance in Godzilla 2


 
  

Con l'uscita spostata in avanti di qualche mese, Godzilla 2 continua a essere un progetto avvolto da una certa coltre di mistero: al momento non siamo nemmeno certi del titolo, e in quanto alla storia conosciamo il cast, e abbiamo una generica sinossi che conferma la presenza nel film di Mothra, Rodan e King Ghidorah.

A fornire qualche dettaglio in più ci pensa il blog DiscussingFilm, secondo il quale il personaggio di Charles Dance sarà il leader di un gruppo terrorista che lavora nel mercato nero dove si riciclano i resti dei mostri: una figura che sembrerebbe pertanto ispirata vagamente all'Hannibal Chau di Pacific Rim.


Ci sono però altri aspetti interessanti su questa rivelazione: il primo è che il personaggio – e la sua organizzazione – sarebbero pensati per giocare un ruolo strategico nei “piani futuri” della serie... non è la prima volta che si ipotizza la possibilità che il MonsterVerse possa quindi avere uno sviluppo che vada anche al di là di Godzilla vs Kong. Ricordate infatti la Writer's Room che era stata allestita tempo addietro? Difficile pensare che l'avessero assemblata per un solo film! E anche tutta la teoria della terra cava di Kong: Skull Island? Sembrava lì proprio per suggerire una mitologia più ampia e complessa.

Gli elementi a disposizione ci fanno quindi pensare che Legendary stia spianando la strada a un percorso più lungo... come però questa intenzione si articolerà con il piano della Toho di riportare Godzilla a casa non è dato sapere. Forse si prospetta un MonsterVerse senza kaiju, ma con altri mostri? Magari con il tante volte citato cross-over con Pacific Rim? Più probabile che il successo eventuale di Godzilla 2 e Godzilla vs Kong sarà decisivo per pianificare il futuro e che Legendary stia soltanto creando i presupposti per non farsi trovare impreparata.


Il secondo aspetto importante riferito da DiscussingFilm è il fatto che a partire da Godzilla 2 i mostri saranno indicati non più con l'acronico M.U.T.O., ma con l'appellativo TITANS (titani). Questo sembrerebbe implicare la possibilità – che GodzillaMovies sembra dare per scontata – che King Ghidorah manterrà l'origine extraterrestre (ricordiamo che M.U.T.O. vuol dire Massivo Organismo TERRESTRE Non Identificato), da cui la necessità di una definizione più “ampia” per ricomprendere la categoria.


L'ultimo elemento importante è che Dance sarà presente anche nella scena dopo i titoli di coda di Godzilla 2. Come già in Kong: Skull Island, infatti, anche qui avremo una breve sequenza teaser che si aggancerà a Godzilla vs Kong, confermando la prassi.


A questo proposito, ci sembra giusta una precisazione: su queste sequenze i cacciatori di news si accaniscono sempre con particolare voracità. Noi invece preferiamo lasciare allo spettatore il gusto di scoprirne i contenuti e per questo non pubblicheremo news di anticipazione sull'argomento. Sappiate soltanto che dovrete rimanere in sala fino alla fine dei titoli, per godervi la chicca finale.


Ricordiamo che in passato qualcuno aveva ipotizzato che il personaggio di Dance potesse essere il Conrad di Kong: Skull Island debitamente invecchiato (e interpretato nel precedente film da Tom Hiddleston). Al momento non stanno arrivando né conferme né tantomeno smentite su tutte queste ipotesi, che saranno naturalmente verificate in sala.


Godzilla 2
uscirà in America il 31 Maggio 2019.


 

Godzilla 1998 e la saggistica americana


 
  

Completiamo la ricognizione sulla “scrittura” del Godzilla di Roland Emmerich dando un'occhiata agli Stati Uniti, paese che ha prodotto il film, ma da cui sono venute anche le critiche più aspre.

Un'occhiata al punto di vista americano ce la fornisce Peter Hayes Brothers, saggista americano e “Gojira guru”, autore dei libri Mushroom Clouds and Mushroom Men: The Fantastic Cinema of Ishiro Honda (del 2009, prima monografia in lingua inglese sul Maestro) e Atomic Dreams and the Nuclear Nightmare: The Making of Godzilla (1954), del 2015, due lavori cui speriamo di dedicare prossimamente degli approfondimenti. Abbiamo interpellato l'autore che, con grande disponibilità, ci ha fornito il suo parere sul film e di questo, naturalmente, lo ringraziamo.

Come sempre, trattandosi di un "ospite" americano, riportiamo il parere sia nella traduzione italiana che nella versione originale inglese:

È una richiesta cui mi è facile rispondere, in quanto mi sono rifiutato di vederlo visto che, per quanto mi riguardava, Godzilla non era nel film, al suo posto c'era solo un'iguana ipertiroidea che qualcuno ha chiamato Godzilla! Per quanto mi riguarda, c'è un solo GODZILLA!




 

This is an easy one for me as I refused to see it because, as far as I was concerned, Godzilla was not in it, just some over-grown iguana with a thyroid condition that someone named Godzilla! As far as I am concerned, there is only one GODZILLA!

 

L'autore ha simpaticamente accompagnato il commento con l'immagine di cui sopra, con il Godzilla originale, che riportiamo fedelmente. 
 

Il parere è, come potete notare, di quelli che chiudono assolutamente la porta a una possibile trattazione del film. È isolato? Se trova certamente conforto nel fandom a stelle e strisce, va comunque precisato che al film di Emmerich sono state in ogni caso dedicate delle pubblicazioni. 

Le principali sono tre:

 

The Making of Godzilla, di Aberly, Rachel, edizioni HarperPrism, 1998

 Come da titolo, un libro sulla realizzazione del film, uscito in contemporanea al lancio del film nelle sale, con foto dal dietro le quinte e interviste esclusive ai realizzatori. Un compendio base, ma completo.
 

 

The Sound and the Fury, di Martin, Kevin H., in Cinefex #74, Luglio 1998

Numero della prestigiosa rivista sugli effetti speciali, che naturalmente si concentra su questo aspetto del film. Potete leggere un sintetico riassunto del contenuto sul sito della rivista.
 

 

The Art of Godzilla, di Tatopoulos, Patrick, Panpo Pirorin, 1998 

Il vero “Gronchi Rosa” del lotto e il più prestigioso, l'artbook del film uscito sul solo mercato giapponese e quindi raro o comunque costoso, ma è quello che entra più in profondità sulle scelte di design. Pur essendo destinato al mercato nipponico è bilingue in giapponese e inglese.

 

A questi vanno aggiunti il Godzilla Movie Fact Book, dedicato a tutti i dati del film, dalle caratteristiche del mostro, ai profili dei personaggi, alle curiosità, gli autori sono Kimberly Weinberger e Dawn Margolis:



E poi ancora la novelization di Stephen Molstad (che già aveva scritto quella di Independence Day). Si tratta, ovviamente, del romanzo desunto dalla sceneggiatura.

 

In Italia all'epoca ne uscì una versione “junior”, scritta da H. B. Gilmour, per le edizioni Sperling & Kupfer:

 

 

A proposito del nostro paese, uscì anche la rivista ufficiale del film:

 

E il fotolibro, a cura di Giovanna Zoboli, edito da Mondadori:

 

Chiudiamo anche con una chicca, l'album di figurine della Panini:

 

 

La ricognizione non vuole naturalmente essere esaustiva (tanti prodotti furono realizzati per il mercato dei libri per bambini), ma dare un'idea generale delle pubblicazioni sorte attorno al film, per completisti e per chiunque volesse eventualmente approfondire di più la lavorazione del film.

(Un ringraziamento particolare a David Spada per la consulenza)


 

Anche Yukijiro Hotaru in The Great Buddha Arrival!


 
  Continua incessantemente il casting di The Great Buddha Arrival, con l’annuncio avvenuto pochi giorni fa della straordinaria partecipazione di un altro volto storico del kaiju eiga, ovvero quel Yukijiro Hotaru che tanto bene aveva caratterizzato il personaggio di Osako nella trilogia Heisei di Gamera.
Per approfondire la filmografia dell’attore, rimandiamo alla sua scheda sul sito.




Intanto, ecco in anteprima le prime immagini della figure del Grande Buddha, prodotta con una stampante 3D che, come anticipato nella precedente News, sarà in vendita il prossimo 29 luglio al Wonder Festival.




Di seguito, il modellino in fase di colorazione:




Ricordiamo che il modello del Grande Buddha è stato elaborato in computer grafica da Keisuke Yoneyama, che possiamo vedere all’opera nell’immagine seguente:




La discussione sul forum
 

Godzilla 1998 visto dai saggisti italiani


 
  

Proseguiamo la ricognizione attorno al Godzilla di Roland Emmerich e al dibattito che ha scatenato nel passato fino a oggi: accanto ai pareri della critica italiana visti ieri, oggi ci interroghiamo sulla saggistica.

A farci da guida in questo percorso sono i pareri di due autori italiani, specializzati nelle icone della cultura pop giapponese. Iniziamo da Massimo Nicora, che ha scritto per l'editore YouCanPrint il libro C'era una volta... prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta e per la Società Editrice La Torre C'era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana.



Ecco la sua dichiarazione:

Non ho mai amato particolarmente i remake e i reboot essendo sentimentalmente legato ai grandi “fantaclassici” che hanno per me un fascino che niente e nessuno sarà in grado di ricreare e il Godzilla di Roland Emmerich non fa eccezione. Lo reputo un clone chiassoso, catastrofista e infarcito di effetti speciali che si inserisce direttamente nella linea dei precedenti film del regista come Stargate o Independence Day e che proprio per questo “tradisce” la sua matrice originaria. Quello che manca nel film di Emmerich, e non poteva essere altrimenti, è la metafora della Seconda Guerra Mondiale raccontata dal punto di vista del Giappone che ha fatto dell’originale Godzilla un capolavoro senza tempo. Ogni elemento, ogni scena e ogni personaggio lì aveva una sua importanza, infatti, non solo nell’economia della storia, ma anche nell’ottica superiore di un messaggio che lo spettatore nipponico non poteva non cogliere in filigrana. C’erano insomma due livelli di significato, uno più superficiale ed uno più profondo in stretta connessione fra di loro dal momento che il primo rimandava necessariamente al secondo per chi era in grado andare al di là delle apparenze.
In Emmerich tutto questo scompare e il messaggio ecologista che traspare sotto la superficie non è sufficiente a risollevare le sorti di un film troppo americano per essere apprezzato da chi ha amato l’originale giapponese.


L'opinione di Nicora si inserisce naturalmente nel più ampio dibattito sulle ibridazioni, da sempre centrali nella cultura pop, evidentemente fallimentari in questo caso data la forte distanza tra il film di Emmerich e le fonti giapponesi (senza alcun dubbio l'aspetto più centrale in tutte le critiche raccolte). Non stupisce che l'autore si soffermi anche lui sul punto, dato il carattere ibrido delle serie di robot animati al centro dei suoi lavori librari, nate come filiazione del kaiju-eiga. In questo senso è importante notare come, dopo i libri dedicati all'animazione, l'autore sia ora in uscita con un nuovo volume, ancora più vicino agli argomenti qui in analisi: Tokusatsu! Da Superman a Megaloman – I telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta. Naturalmente ritorneremo presto sull'argomento.

 

Il secondo parere è invece quello di Alessandro Montosi, autore del saggio Ufo Robot Goldrake - Storia di un eroe nell'Italia degli anni '80 per la Coniglio Editore e di vari volumi per la collana I Love Anime. In particolare, l'autore è poi attivo in rete con un autorevole blog dove dedica approfondite analisi all'iconografia e alla storia del Giappone: alcuni pezzi chiamano in causa direttamente Godzilla, ad esempio quello sulla tragedia del peschereccio Daigo Fukuryu Maru e quello sul fumetto Tutti gli uomini di Gojira. A lui la parola:

Il Godzilla di Roland Emmerich lo vidi per intero una sola volta, quando uscì in vhs a noleggio. Non ne ho un ricordo positivo, perché più avanzavo con la visione del film, più mi chiedevo cosa c'entrasse tutto ciò con il Godzilla originale, facendomi nascere il desiderio di poter vedere la versione originale di Honda, che in Italia si è poi vista solo in home video, anche se spero che prima o poi possa essere proposta in versione restaurata come evento speciale al cinema o all'interno di qualche festival a tema.
Del film di Emmerich ho comunque un ricordo positivo della colonna sonora, che apprezzai molto, in particolare nel caso della canzone "Deeper Underground" di Jamiroquai, che era abbinata a un videoclip che apprezzo ancora oggi.

 


Il parere di Montosi ci permette due puntualizzazioni: l'uscita del film di Emmerich favorì infatti l'arrivo nel nostro paese del Godzilla di Honda nella sua versione originale, proposta in videocassetta da Yamato Video proprio nel 1998, in un cofanetto che comprendeva anche la versione internazionale uscita in Italia nel 1957. Il film è stato poi rieditato in DVD, sempre da Yamato, su distribuzione Cecchi Gori Home Video nel 2003:

 

Il secondo punto ci permette di dedicare un veloce focus alla colonna sonora del film di Emmerich, che raccoglie brani diventati molto popolari come quello di Jamiroquai citato da Montosi, o Come With Me di Puff Daddy. Una compilation che ha raccolto accuse di essere “alimentata di testosterone” come lo stesso film, ma che vanta i suoi estimatori per il sound molto “pieno” e infarcito di nomi della scena dell'epoca. Godzilla – The Album, pubblicato nel 1998 dalla Sony Music Entertainment Inc., riunisce i vari pezzi, ecco la cover e la tracklist:

 

1. Heroes – The Wallflowers

2. Come With Me – Puff Daddy featuring Jimmy Page

3. Deeper Underground - Jamiroquai

4. No Shelter – Rage Against the Machine

5. Air – Ben Folds Five

6. Running Knees – Days of the New

7. Macy Day Parade – Michael Penn

8. Walk the Sky – Fuel

9. A320 – Foo Fighters

10. Brain Stew (The Godzilla Remix) – Green Day

11. Untitled – silverchair

12. Out There – fuzzbubble

13. Undercover – Joey DeLuxe

14. Opening Titles – David Arnold

15. Looking for Clues – David Arnold

 
Come si può notare, sono presenti anche due estratti della soundtrack originale di David Arnold, che asseconda l'enfasi del racconto, ma si inserisce nella più ampia casistica degli score orchestrali, con esiti pregevoli.

La colonna sonora in questione è stata poi pubblicata nel 2012 in una corposa edizione a 2 CD con ben 40 tracce, anche in questo caso possiamo riportare cover e tracklist:

CD 1

1. The Beginning

2. Tanker Gets It

3. Chernobyl

4. Footprint

5. Footprints / New York / Audrey

6. Chewing Gum Nose

7. Ship Reveal / Nick Discovers Fish / Flesh

8. The Boat Gets It

9. Dawn Of The Species

10. Joe Gets A Bite / Godzilla Arrives

11. Mayor's Speech

12. Caiman's Office

13. Animal's Camera

14. Military Command Center / New Jersey

15. Audrey's Idea

16. Evacuation

17. French Coffee

18. Subway Damage / Command Enters City

19. Fish

20. Guess Who's Coming To Dinner?

21. 1st Helicopter Chase / Godzilla Swats A Chopper

22. We Fed Him / Audrey Sees Nick

23. Nick And Audrey / He's Pregnant / Audrey Takes The Tape / French Breakfast

24. He's Preparing To Feed

25. Nick Gets Fired / Nick Gets Abducted / Frenchie's Warehouse / Nick Joins The Foreign Legion

CD 2

1. Chewing Gum

2. Rumble In The Tunnel

3. Godzilla O Park / Godzilla Takes A Dive / Godzilla Versus The Submarine / Egg Discovery

4. Baby 'Zillas Hatch

5. Nick Phones For Help

6. Eat The French

7. Phillip Shoots The Lock

8. Nick's Big Speech / The Garden Gets It

9. He's Back! / Taxi Chase & Clue

10. Big G Goes To Monster Heaven

11. The End

Bonus Tracks

12. The Beginning (senza cori)

13. Footprints / New York / Audrey (versione alternativa)

14. The Boat Gets It (versione alternativa)

15. Gojira (Album Version)

 

Ringraziamo quindi Massimo Nicora e Alessandro Montosi per il loro intervento e gli spunti offerti per arricchire la discussione.


 

Godzilla 1998 visto dalla critica italiana


 
  

Nel riflettere su cosa è rimasto del Godzilla di Roland Emmerich a vent'anni dalla sua uscita, non possiamo trascurare il ruolo della critica: come era all'epoca, come accolse il film e come oggi torna a confrontarsi con lo stesso.

Nel 1998 lo spazio delle recensioni era appannaggio principale delle pubblicazioni cartacee (quotidiani e riviste specializzate), oggi fortemente ridimensionate dalla presenza delle rete: nel frattempo è emersa anche una nuova generazione di critici, meno impreparata a quel particolare momento di passaggio dall'analogico al digitale in cui la lavorazione stessa del film si situava, e quindi più attenta a rivedere e ricollocare il film in prospettiva storica.

Per questo abbiamo interpellato Giacomo Calzoni, critico cinematografico di Sentieri selvaggi, collaboratore del celebre dizionario dei film Il Mereghetti, nonché attento e preparato esegeta dell'horror e del fantastico. Ecco il suo contributo, per il quale naturalmente lo ringraziamo:
 

Mi ricordo che lo vidi in sala nel settembre del 1998, avevo quattordici anni e… sì, mi piacque. All’epoca non avevo ancora visto nessun altro film di Godzilla, tutto quello che sapevo sulla mitologia della creatura era filtrato dalle recensioni (tutte negative) e dagli articoli che avevo letto su riviste come Ciak e Film Tv. Quindi in qualche modo ero stato “preparato” al fatto che questo non fosse il vero Godzilla, ma non mi importava più di tanto. All’epoca qualsiasi blockbuster americano veniva stroncato dalla critica: persino Il mondo perduto di Spielberg, l’anno precedente, era stato accolto in maniera tiepida (perlomeno dalla stampa più generalista, a quell’età non leggevo certo Cineforum o Filmcritica), e io mi sentivo quasi in colpa per essermi divertito con un film del genere! Nel corso del tempo l’ho rivisto diverse volte (conservo ancora la versione vhs in cinemascope), e in più di un’occasione mi sono ritrovato a interrogarmi su quale sia il vero motivo che mi leghi a questo Godzilla. Non è un bel film, questo è certo. Eppure sento di dover spezzare una lancia a suo favore, cercando allo stesso tempo di mantenere un barlume di oggettività critica. Credo che l’aspetto più interessante della pellicola risieda nel fatto che Emmerich abbia voluto fortemente bandire qualsiasi componente drammatica: a differenza di altri prodotti di quel periodo decisamente molto più seriosi (lo stesso Independence Day, oppure Armageddon, con il quale perse la sfida al botteghino), questo Godzilla è un film dove la morte non esiste, non viene contemplata. Un catastrofico senza vittime (fatta eccezione per i piloti degli elicotteri che lo inseguono e pochi altri, va bene), senza drammi né tragedie. Forse è questa componente “ludica”, unita alla riuscita di alcune sequenze (tutte quelle notturne sotto la pioggia, ad esempio), che continua a esercitare un suo fascino. E poi c’è un altro aspetto, che certamente non rientrava nelle intenzioni iniziali di Emmerich e Devlin ma che a posteriori appare più che palese: la goffa impotenza del mostro che si ritrova estrapolato da suo contesto nipponico originario, ovvero l’incapacità (tutta americana) di riuscire a fare i conti con un immaginario che non è il proprio… Non a caso il film di Edwards cercherà di fare ammenda anche sotto questo aspetto. In conclusione, in quell’era di mezzo del blockbuster che sono stati gli anni Novanta credo quindi che questo film si meriti una menzione tutta sua: senza sensi di colpa da guilty pleasure, ma senza neppure improbabili e ingiustificate rivalutazioni tardive.

 

La bella e articolata analisi di Calzoni ci permette quindi di osservare come, a distanza di tempo, anche taluni aspetti considerati peculiari nella valutazione negativa del film, possano essere visti da una differente prospettiva.

Andando infatti a rivedere le recensioni dell'epoca, notiamo come l'aspetto della rappresentazione della violenza e della distruzione abbia giocato un ruolo di primo piano:
 

“Se nel film precedente [Independence Day, ndr] erano gli alieni a distruggere la Casa Bianca qui, invece, è l'esercito degli Stati Uniti che bombarda il palazzo Chrysler e distrugge il Madison Square Garden, producendo più danni del mostro da abbattere. Che è perfetto ma, nella inflazione di immaginifiche creature degli ultimi anni, non produce più la meraviglia di un tempo.”
(Roberto Nepoti, La Repubblica, 19 Settembre 1998)
 

“Diciamo subito che al di là dell'eccellente prologo muto su cui scorrono i titoli, la sceneggiatura non brilla né per soluzioni drammaturgiche né dialogiche, ma è esattamente la “griglia” entro la quale contenere le esigenze primarie del prodotto: se il target è la fascia che include i minori, il primo elemento a essere bandito è la suspense (l'attesa del mostro è frammentata in scene molteplici; lo spettatore e il personaggio vedono il pericolo simultaneamente), il secondo è la violenza (Godzilla può affondare navi, ingoiare un elicottero, anche completi di equipaggio, ma senza spargimenti di sangue), il terzo è l'approfondimento delle psicologie dei personaggi (nessuno di questi può permettersi o avere il tempo di contraddire sia pure con minime sfumature lo stereotipo che rappresenta, essendo equiparato al character di un fumetto).”
(Marcello Garofalo, Segnocinema n. 94, Novembre-Dicembre 1998)

 

La recensione di Garofalo, fra le più lunghe dell'epoca, concede comunque al film dei punti in rapporto al dittico spielberghiano di Jurassic Park:

“Personalmente trovo assai più equilibrate rispetto al genere in discussione (“mondo di merci”) tutte le sequenze di azione di questo Godzilla che non le “poche, belle e isolate” sequenze del dittico “jurassico” di Spielberg”

 

Dittico che invece è preso come riferimento positivo altrove, segno di come il dibattito critico sul nuovo cinema spettacolare che si andava formando fosse complesso e articolato:

“Godzilla può radere al suolo una città, ma la carne e il sangue, l'orrore e la paura non devono essere mostrati. La “paura” citata da Emmerich [in una dichiarazione presente nella stessa recensione, ndr.] deve venire anestetizzata e scivolare sulla superficie, non lasciare tracce, livellata sulle grafie dei computer, ancor più che nel precedente Independence Day, evocato in Godzilla in particolare nelle sequenze di distruzione metropolitana, estenuante gioco dove il senso ultimo è quello di mettere in scena un discorso di supremazia e potenza (dunque, anche in questo, ben lontano dalle straordinarie attenzioni filmiche e emozionali dello Spielberg di Jurassic Park e The Lost World).”
(Giuseppe Gariazzo, Sentieri Selvaggi, n. 4, Luglio 1998)

 

Altrove si tentava di sottolineare possibili letture più legate al momento storico contingente:

“L'unica, relativa sorpresa del film è il sottotesto antinucleare: il mostro viene “creato” dagli esperimenti francesi a Mururoa, e poi sono i francesi stessi a salvare il mondo. L'apporto decisivo è quello del “Rambo” parigino Jean Reno, che trionfa laddove l'esercito yankee è spazzato via dalle zampone di Godzilla. Quello di Reno è l'unico personaggio interessante, grazie anche alle innegabili virtù dell'attore. Per il resto, trionfano urla, distruzioni ed effetti speciali.”
(Alberto Crespi, Cineforum n. 375, Giugno 1998)

 

È invece più tranchant il giudizio dell'esperto Andrea Ferrari, citato da Calzoni nel suo intervento:

“Atmosfera zero, sceneggiatura amatoriale, interpretazioni in genere dilettantesche, con la distratta eccezione di Matthew Broderick e Jean Reno. Qualcosa si salva: i mirabili effetti speciali digitali (bello l'arrivo in città del mostro, e le sequenze d'inseguimento tra i grattacieli di Manhattan sono incredibili), il piacere infantile di assistere ad apocalittiche e innocue distruzioni. Il Mito latita: piacerà ai ragazzini.”
(Andrea Ferrari, Ciak, Ottobre 1998)

 

Da notare, comunque, come la rivista (all'epoca edita da Mondadori) abbia dedicato moltissimo spazio al film nelle sue sezioni di approfondimento. Troviamo infatti un servizio di tre pagine nel numero di Settembre e, sempre in quello di Ottobre, uno special-inchiesta “Sono ancora speciali gli effetti speciali?” di ben 10 pagine con report dal dietro le quinte e un focus sul Godzilla giapponese classico (purtroppo con il brutto titolo “Godzilla, titano del trash”).



(copertine dei due numeri di Ciak interessati, a sinistra quello di Settembre 1998, a destra quello di Ottobre).

Tutti i contributi sono sempre a opera di Andrea Ferrari, citiamo un passaggio dallo special:

“La grande novità di questi ultimi anni (…) è che in realtà l'avvento delle tecnologie digitali sta profondamente trasformando l'industria cinematografia e i rapporti creativi e di potere economico al suo interno. Grazie a dei giovani programmatori la cui opinione pesa oggi spesso più di quella dello stesso regista, l'incredibile, o l'economicamente improponibile, sono diventati accessibili, e mai come ora la visione creativa di un autore ha avuto a disposizione strumenti espressivi tanto flessibili.”

 

Come termini di un discorso ancora in divenire, Ferrari cita anche due maxi opere allora in fase di realizzazione, la trilogia dei prequel di Star Wars e la trilogia del Signore degli Anelli: tutti elementi che ci permettono di inquadrare in modo più compiuto il particolare scenario in cui Godzilla si è inserito e che ha contribuito a determinare. Un aspetto che peraltro ci interessa anche e soprattutto in rapporto alla canonica rappresentazione del mostro nei film giapponesi, dove l'uso della CGI era, negli stessi anni, molto meno estremo. A questo proposito riportiamo un passaggio dal libro Godzilla il re dei mostri: Il sauro radioattivo di Honda e Tsuburaya dei nostri Davide Di Giorgio e Andrea Gigante:

“L'utilizzo della CGI per l'animazione del rettile: oggi può apparire un dettaglio scontato, ma nel 1998 era ancora un elemento di novità, che peraltro arrivata a interrompere una tradizione lunga 22 film, realizzati in Giappone con la tecnica del mostro in gomma. Per la prima volta, Godzilla non chiede allo spettatore di metterci del suo, per accettare l'idea che quella creatura dichiaratamente innaturale sia vera. Al contrario, stavolta si offre con la forza del realismo, e quando lo vediamo emergere dall'acqua in tutta la sua imponenza, è possibile cogliere un potenziale che, se ben sfruttato, potrebbe davvero far compiere all'icona un balzo evolutivo non indifferente”

 

Balzo evidentemente mancato a causa dell'insuccesso del film, ma che pure permetterà l'introduzione di brevi sequenze con Godzilla digitali già dal successivo Godzilla 2000: Millennium fino alle derive più recenti del Godzilla di Gareth Edwards e di Shin Godzilla.

In tutto questo articolato dibattito, segnaliamo purtroppo anche alcuni autentici svarioni critici, frutto di evidente disinformazione:

“Il kolossal a risparmio, realizzato soprattutto per i mercati asiatici, è puerile, fragoroso, ogni tanto divertente”
(Lietta Tornabuoni, La Stampa, 18 Settembre 1998)


Affermare che il film sia stato pensato soprattutto per i mercati asiatici, infatti, è decisamente un azzardo superiore a quello compiuto dagli stessi autori nel loro stravolgimento di Godzilla...

(si ringrazia Massimo Causo per la collaborazione alla rassegna stampa).


 

Godzilla 1998 visto da Antonio Serra


 
  

Fra le personalità da noi interpellate per un ricordo sul Godzilla di Roland Emmerich non poteva certamente mancare Antonio Serra, sceneggiatore della Sergio Bonelli Editore e cultore dei mostri, nonché grande amico di Fantaclassici.

La sua testimonianza è come sempre molto appassionata e articolata, e oltre a rievocare la personale esperienza della visione in sala, si sofferma anche su alcuni aspetti peculiari della pellicola.



Lasciamo quindi a lui la parola:

L'ho visto che ero già a Milano, dove lavoravo dall'86, e mi pare fosse al President, un cinema che oggi non esiste più. Che aspettative avevo? Speravo che Godzilla lanciasse il raggio radioattivo... e invece mi sono ritrovato davanti una specie di remake de Il risveglio del dinosauro! Come film di mostri, in quel momento storico, comunque mi piacque perché non eravamo ancora abituati a quella tecnologia e a quegli effetti speciali, e le scene di distruzione ambientate fra i palazzi, al mercato del pesce, fino al Madison Square Garden erano esaltanti. Meno bella la parte con tutti i figlioletti di Godzilla che in questo caso non ci interessano, Minilla & co. sono decisamente migliori! Il film l'ho poi rivisto un paio di settimane fa in televisione e quindi confermo le perplessità: come film di mostri può andare, ma quello non è Godzilla. Ricordo che al cinema non solo io, ma anche altri spettatori addirittura fischiarono quando lui si sporge tra i palazzi, vede i militari appostati che lo stanno aspettando e “spaventato” cambia direzione... ma stiamo scherzando?! È vero che questo Godzilla è più furbo che intelligente, tende delle trappole, ma insomma... Rivedendolo ho notato anche di più la parte umana (che di solito trascuro perché mi interessa il mostro) e pur considerando che c'erano buoni attori come Jean Reno o Matthew Broderick, la stupidità dei dialoghi, delle situazioni e dei meccanismi che coinvolgono i personaggi mi è sembrata davvero eccessiva. La parte tecnica, invece mi è sembrata ancora all'altezza della situazione e visivamente affascinante, c'era molto il digitale, ma anche tanto lavoro pratico con i modellini. Per concludere aggiungo che la critica sui personaggi è stata mossa anche al Godzilla di Gareth Edwards, dove secondo alcuni la parte umana sarebbe “troppa”, ma quello è addirittura un “mostro contro mostro”, quindi sono talmente contento che non ci faccio caso, è un mondo migliore quando hai i mostri che combattono!

 

Nella sua interessante analisi, Serra introduce quindi per primo il tema degli effetti speciali pratici, un aspetto che tratteremo con maggiore compiutezza nell'articolo speciale che potrete leggere su Fantaclassici tra qualche giorno, ma che possiamo già notare in questi scatti dell'epoca dal set:



Ringraziamo pertanto Antonio Serra per il suo ottimo contributo ...e naturalmente anche per noi è un mondo migliore quando ci sono i mostri!


 

Godzilla 1998 visto da FantascientifiCast


 
  

Secondo appuntamento con le dichiarazioni di appassionati e esperti sul Godzilla di Roland Emmerich, in occasione del suo ventennale!

Dopo i nostri admin, ad aprire le danze degli interventi esterni alla cerchia di Fantaclassici è l'amico e “Kaiju Evangelist” Omar Serafini, mente e anima di FantascientifiCast, probabilmente il miglior podcast di fantascienza e cronache dalla galassia del Quadrante Alfa: ogni settimana lungo la rotta di Kessel!

Anche a lui abbiamo chiesto un ricordo della prima esperienza con il film e cosa è rimasto della visione dopo tanti anni. Ecco la dichiarazione che ci ha gentilmente rilasciato:

GINO (denominazione che preferisco di gran lunga al più politically correct Zilla) suscita in me una serie di dolceamari ricordi nerd. Era il periodo in cui Internet era una cosa ancora per pochi, il periodo dei modem a 56 kilobyte: mi ricordo i tempi geologici per scaricare i due minuti dei teaser-trailer della pellicola di Emmerich, video che innegabilmente fecero crescere in me un’aspettativa terribile. Aspettativa che scese sottoterra con una contemporanea, e altrettanto terribile, delusione subito dopo la visione del film: la mia prima affermazione subito fuori dal cinema fu: «beh, tutto qui???». Oggi, con qualche “solco lungo il viso” e almeno un paio di visioni in più la delusione permane: una grossa occasione mancata. Ma l’età (e - ahimé - parecchi capelli grigi in più) mi portano a smussare il giudizio e posso tranquillamente affermare che «si un discreto film di mostri, ma per favore NON CHIAMIAMOLO GODZILLA!»... Come diceva la tagline “size does matter”: beh, caro Roland parliamone...

 

L'intervento di Omar accenna quindi al download digitale del trailer, che per l'epoca era decisamente una novità: l'usanza più comune era quella di allegare il filmato ai film in sala, e proprio nel 1998, con il trailer di Star Wars – Episodio I: La minaccia fantasma, che causò il crash di Quicktime, si iniziò quell'inversione di tendenza che oggi vedere la rete predominare nelle strategie di promozione.

La campagna promozionale di Godzilla, fu viceversa, meno "storica", ma non per questo di basso profilo, anzi! Di certo, come già accennato nella precedente news, fu improntata a non mostrare la creatura nei trailer per creare la giusta aspettativa, un aspetto voluto dallo stesso Emmerich, che si preoccupò in prima persona di realizzare il primo teaser trailer, costato 600.000 dollari e allegato in sala all'uscita di Men in Black del 2 Luglio 1997. Il filmato prende simpaticamente in giro Jurassic Park, in una scena esclusiva, non presente nel film finito, e lo vediamo qui di seguito:

 

 

Il 7 Novembre 1997 fu la volta del secondo trailer, allegato stavolta a Starship Troopers. Il filmato stavolta guarda più a Lo squalo, ma ci interessa perché è il primo a presentare la famosa tagline “Size Does Matter” (Le dimensioni contano), citata da Omar nel suo intervento:

 

 

L'idea delle “dimensioni” fu accompagnata da alcuni cartelloni posti nei luoghi più disparati delle città americane, palazzi ("è due volte più alto di questo segno") o autobus ("il suo piede è lungo quanto questo bus"):

 

A questi seguirono altri filmati:

 



 

(Le date e le informazioni sui trailer sono prese da SciFi Japan)

Ringraziamo quindi Omar Serafini, il suo intervento, più fedele alla linea della visione in sala, conferma la delusione dell'appassionato, ma anche la possibilità di aprire spazi di dialogo: l'occasione è dunque quella ideale per annunciare che prossimamente ci sarà una nuova collaborazione tra Fantaclassici e FantascientifiCast con un podcast tutto dedicato al ventennale del film. Ne sentirete delle belle, da Omar e da noi, continuate a seguirci per gli aggiornamenti!


 

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