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[MOSTRE] Da Carlo Rambaldi a Makinarium


 


  

di David Spada

(articolo pubblicato originariamente in inglese su Monster Legacy, per gentile concessione dell'autore, che ha fornito in esclusiva la versione tradotta)


Tre anni fa, quando sono venuto qui per King Kong, non sapevo bene l'inglese, e allora dissi soltanto 'grazie!'. Ora ho imparato bene l'inglese e quindi vi dico, 'grazie mille!'”.
(Carlo Rambaldi alla notte degli Oscar 1980)



Carlo Rambaldi (15 Settembre 1925 - 10 Agosto 2012) è stato un artista italiano degli effetti speciali e, a vari livelli, un pioniere in quest'ambito. Nell'arco di una carriera che ha abbracciato oltre 30 anni, ha collaborato a un vasto numero di film, alcuni molto noti, altri più oscuri, al fianco di registi come Mario Bava, Federico Fellini, Dario Argento, Ridley Scott e Steven Spielberg.

I suoi sforzi sono stati ripagati da un totale di tre Oscar (foto qui sopra): uno “Special Achievement Academy Award” ai migliori effetti visivi per King Kong, nel 1977, uno tre anni dopo per i migliori effetti visivi per Alien e infine un altro, nella stessa categoria, per E.T. - L’Extra-Terrestre, nel 1982. Dopo la sua scomparsa, nel 2012, la famiglia Rambaldi ha dato vita alla Fondazione Culturale Carlo Rambaldi, il cui scopo è preservare le creazioni dalla sua carriera sopravvissute al tempo. La Fondazione sta al momento sviluppando un museo, che sorgerà a Vigarano Mainarda, città natale dello stesso Rambaldi.

Nei primi giorni dello scorso Gennaio, la famiglia Rambaldi mi ha gentilmente concesso un biglietto omaggio per la loro mostra a Palazzo delle Esposizioni a Roma, intitolata La Meccanica dei Mostri: da Carlo Rambaldi a Makinarium.

La mostra si apriva con un'esposizione di varie creazioni e dipinti dai primi anni della carriera di Rambaldi, quando sperimentava con la puppet animation e la stop motion. Erano presenti anche maquette e pupazzi realizzati per dei test personali. A seguire si poteva ammirare una carrellata di foto dal dietro le quinte e concept art da molti dei primi film a cui Rambaldi aveva collaborato, inclusi titoli dal genere peplum italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Ad esempio foto e concept del drago Fafnir di Sigfrido (1958), l’animatronic di Medusa per Perseo l'invincibile (1963), il “Limnophilus gigante” da Ercole e la principessa di Troia (1965, foto sopra), che fu costruito a grandezza naturale, e il Ciclope e altri animatronic e trucchi di make-up dalla miniserie Odissea, prodotta da Dino de Laurentiis in collaborazione con la RAI nel 1968. A completamento del tutto, in una stanza apposita, era possibile assistere alla proiezione d'epoca con Mario Bava e Carlo Rambaldi presenti al programma Rai L'ospite delle due, dove il regista e il maestro degli effetti speciali spiegavano nel dettaglio i risultati della loro collaborazione.




La mostra proseguiva con alcune fra le creazioni più conosciute dell'artista, come la celebre testa del pupazzo di Profondo Rosso (1975, foto sopra). Grande spazio è stato dedicato ai pupazzi di Pinocchio che impiegavano la ‘tecnica dello schiavo’ (così chiamata da Rambaldi stesso), costruiti e mai usati, per lo sceneggiato Le avventure di Pinocchio (1972) di Luigi Comencini. I pupazzi erano stati utilizzati infatti per dei test, ma non appaiono poi nella miniserie. A insaputa di Rambaldi, furono invece usati come riferimento per delle copie costruite da Paolo Manfredia – ingegnere e cognato di Comencini. Ne scaturì una lunga causa legale, infine vinta da Rambaldi.



La mostra introduceva poi le creazioni dagli anni americani di Rambaldi, prime fra tutte quelle da Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. - L’Extra-Terrestre. La sezione era abbellita da filmati dei succinti discorsi di Rambaldi alle cerimonie degli Oscar che lo avevano visto protagonista, accompagnati dalle statuette stesse in mostra. Le creazioni da Incontri ravvicinati (foto sopra) includevano una maquette a dimensioni naturali di uno degli alieni, uno degli scheletri animatronic e una testa di sfondo di uno degli alieni, assieme a concept art e disegni dei pupazzi.

È interessante notare come alla mostra fossero presenti anche concept e foto delle maquette realizzate da Rick Baker per il mai realizzato Night Skies (foto sopra), etichettate per errore come bozzetti per E.T.. In realtà, quando Night Skies fu abortito, concept, pupazzi e filmati per i test creati da Rick Baker tornarono al team di produzione. Attraverso i disegni realizzati dal concept artist Ed Verreaux, il design di Baker subì una transizione verso il volto più amichevole di E.T., finalizzato concettualmente e infine portato alla vita da Carlo Rambaldi con la sua equipe.





I bozzetti concettuali di Rambaldi per E.T. (prima foto qui sopra) occupavano un'ampia porzione di questa sezione, spaziando da disegni che illustravano la gamma di espressioni facciali a illustrazioni che includevano elementi dal gatto domestico di Rambaldi, fino agli schemi e i progetti che spiegavano nel dettaglio il funzionamento delle parti meccaniche. Molti pupazzi da E.T. erano in mostra, come ad esempio uno scheletro animatronic completo, il pupazzo dell’E.T. morente, pelli e strutture di sopporto, e molto altro. Il tutto era corredato da foto di produzione dei pupazzi in costruzione.

Lo spazio più grande della mostra era dedicato alla grande varietà di concept art, maquette, progetti e creazioni da King Kong (1976) e King Kong 2 (1986), il meno noto seguito del film di John Guillermin, per cui Rambaldi era tornato a dirigere la costruzione dei costumi e degli animatronic che ritraevano i tre personaggi scimmieschi – Kong stesso, Lady Kong, e Baby Kong. Le creazioni in mostra comprendevano i costumi di Baby Kong e Lady Kong.

Il piatto forte di questa sezione era il braccio a dimensioni naturali costruito per King Kong 2, malgrado fosse indicato per errore come realizzato per il Kong del '76. Le braccia a dimensioni naturali, costruite da Glen Robinson e la sua squadra per il film originale e manovrate idraulicamente, erano piuttosto malconce alla fine della lavorazione e così, quando King Kong 2 entrò in produzione, i loro scheletri meccanici si stavano già deteriorando; un nuovo avambraccio, azionato tramite cavi, fu quindi creato dalla squadra di Rambaldi. A confermare l’identità di questa creazione, in esclusiva per Monster Legacy, è stato William Bryan, parte dell’equipe degli effetti speciali di King Kong 2. Bryan ha infatti dichiarato: “ho scolpito un pollice, due dita, un palmo e un dorso della mano - nel 1986 - poi ne è stato fatto il calco in lattice e fibra di vetro, che infine è stato spedito dalla California al North Carolina. In questo modo sono stato tolto dal libro paga di Rambaldi e inserito in quello della produzione. Lì, ho riempito tutto di canapa, ho rifatto il calco per due scimmie giganti, e infine le parti sono state assemblate”.

A quanto sembra, lo scheletro meccanico malridotto di una delle braccia dal Kong del '76 è stato recentemente acquisito dall’Academy Museum, ed è in corso il restauro perché sia messo messo in mostra.

Alla sezione di King Kong seguiva l'esposizione di foto di produzione da Sfida a White Buffalo (1977), per cui Rambaldi ha costruito un animatronic a dimensioni naturali del grande bufalo bianco, capace di simulare il galoppo. L'unica creazione da Alien presente alla mostra era una testa per stunt parzialmente restaurata, con delle zanne appuntite al posto della mandibola interna del mostro. Un bozzetto in legno delle funzioni della testa completava l'esposizione.

A sorpresa, uno spazio molto vasto era dedicato a uno dei progetti meno conosciuti di Rambaldi, il film giapponese Rex (1993), per il quale l'artista e la sua equipe realizzarono un'ampia gamma di creazioni, che andavano dagli animatronic a grandezza naturale ai pupazzi operati a mano. Molti di questi pupazzi, assieme a un set del nido ricostruito (sopra), erano in mostra. In una stanza separata era possibile assistere alla proiezione di un documentario dal dietro le quinte di vari lavori di Makinarium (su cui torneremo più avanti).

Il percorso proseguiva con una piccola sezione interamente dedicata al Dune di David Lynch, per finire in bellezza l'esposizione principale. Da appassionato di lunga data di questo film e delle sue creature, è stato per me il vero momento da ovazione. Un proiettore che mostrava foto dal set di Dune e altri film (come King Kong, Conan il distruttore e Sfida a White Buffalo) era circondato da un pupazzo a scala ridotta del navigatore della Gilda, nonché da due animatronic e diversi pupazzi stunt dei vermi delle sabbie.

La mostra mancava di fare menzione di altri importanti lavori del maestro Rambaldi – ad esempio, Possession e Unico indizio la Luna Piena – mentre a Dagoth di Conan il distruttore era riservato solo un cameo tra le foto proiettate.

Fuori dalla mostra principale venivano presentati altri lavoro di Rambaldi, come la scultura della testa di un diavolo senza nome, risalente ai primi anni Settanta (foto sopra). Questa creazione già evidenziava alcune peculiari caratteristiche estetiche delle sculture di Rambaldi.

 

Un'altra sorpresa è stato il costume superstite del troll da L'occhio del gatto (1985, foto sotto), accompagnato da uno dei bozzetti originali dello stesso Rambaldi. Sicuramente qualcosa che non mi aspettavo di vedere (quasi) tutto intero!

Altrettanto inaspettata era la stanza che ospitava più di una dozzina di costumi dei guerrieri costruiti da Rambaldi e la sua equipe per il cult fantascientifico Barbarella (1968, foto sotto), tutti preservati in condizioni ammirevoli e con una suggestiva disposizione delle luci.

In coda all’esibizione, uno spazio era dedicato a concept art, maquette e creazioni fornite dalla squadra di Makinarium, una casa italiana di effetti speciali che ha lavorato anche a produzioni internazionali. Qui si poteva osservare uno dei pupazzi della Pulce da Il racconto dei racconti (insieme alla piccola carrozza che si vede nel film) e un arto smembrato e il cuore pulsante del drago d'acqua creato per il film. Era presente inoltre la testa decapitata dell’orco, nonché delle applicazioni di make-up per testa e braccia dello stesso personaggio (foto sotto).

Un altro pezzo interessante da Il racconto dei racconti era una versione preliminare della creatura delle caverne – denominata 'Arpia' - in cui si trasforma la regina interpretata da Salma Hayek, in cui l’applicazione di make-up era più pronunciata rispetto alla versione che si vede nel film, realizzata con un approccio ibrido che impiegava un costume ed elementi rimossi tramite green screen.

Una delle creazioni più interessanti non riguardava un film: un cucciolo di drago dormiente, fornito da Makinarium per una collaborazione con Gucci – una mostra di moda tenutasi a Milano nel 2018 (foto sopra).

È rincuorante sapere che molte creazioni, anche da film tutto sommato dimenticati, sopravvivono al giorno d’oggi, grazie alle persone che se ne prendono cura. La maggior parte dei pupazzi, degli animatronic e degli altri reperti presenti alla mostra saranno visibili al museo Carlo Rambaldi attualmente in via di sviluppo.