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[RECENSIONI] Shin Godzilla


 


  

di David Spada

 

Io ho fatto quello che volevo. Voi fate quello che volete.”

Sono queste parole, scritte dal defunto Goro Maki, a racchiudere l'intera tematica di Shin Godzilla. È tradizione in Giappone che un suicida si tolga le scarpe prima di commettere tale atto. Il film non lo esplicita mai, ma quel breve sguardo a delle scarpe messe perfettamente in ordine non lascia alcun dubbio – Maki si è suicidato, e con il suo sacrificio ha scatenato una bestia misteriosa contro il Giappone. Questo nuovo Godzilla è quindi una manifestazione del disappunto e dell'odio di un uomo sia verso la tecnologia atomica – che ha decretato la morte della moglie – sia verso la sua stessa patria che lo ha abbandonato e cacciato. Maki è una vittima dell'età dell'atomica, delle bombe che hanno deformato il Giappone. Godzilla stesso, come lo era quello di Ishiro Honda, è una vittima; e si potrebbe perfino affermare - sempre a livello metaforico - che esso non sia altro che un uomo in un costume da mostro, poiché è la volontà di Maki a risuonare nella figura della bestia.

Ma non è il puro e solo odio che ha spinto Maki a compiere il suo gesto. Con Godzilla, Maki ha dato una possibilità al Giappone – un Giappone che Hideaki Anno ritrae come intrappolato in un eterno dopoguerra – sottoponendolo a una prova: è un invito a prendere una decisione. Ed è qui che si dischiude tutta la tematica di Shin Godzilla: è una storia sul volere e non volere, sul decidere e sull'incapacità di decidere – e come essa incida sulle nostre vite e possa addirittura decretare il nostro fato.

Narrato in modo duro e sarcastico, il film assume toni morbosamente satirici nei confronti del governo Giapponese, ritratto come un mondo perverso e meccanico in cui la voce del buonsenso dei pochi viene soffocata dalla impossibile rigidità di un sistema burocratico ossessionato dalle tradizioni e divorato dalle sue stesse formalità prive di senso; emblematico da questo punto di vista è già l'incipit del film, che vede i membri del governo indire riunioni dopo riunioni e spostarsi da una stanza all'altra solo per rispettare delle formalità, ritardando le decisioni da cui dipendono milioni di vite innocenti solo per rispettare delle leggi. Qui gioca anche la caratterizzazione deliberatamente scarna della maggior parte dei personaggi – che risultano solo essere delle facce che parlano.

Godzilla diventa quindi il motore di un necessario cambiamento di un governo incapace di decidere – e come Godzilla stesso si adatta nel corso del film, così deve fare la società: si deve evolvere. Nessuna sorpresa che questo piano sia stato minuziosamente architettato da un biologo – qualcuno che sa bene che le calamità e la competizione con altre specie sono fra le maggiori forze motrici dell'adattamento e dell'evoluzione; e quale miglior calamità e competitore da scatenare, se non Godzilla – mostro dei mostri?

Lo stesso Yaguchi, che con la sua stoicità e fermezza si è dimostrato essere la chiave del trionfo degli esseri umani contro il mostro, si ritrova con una decisione finale da prendere – mentre viene inquadrato con un Godzilla pietrificato nello sfondo.

Tutto ciò viene sposato con l'elemento fantascientifico pulp del film che, non lo si dimentichi, parla di un gigantesco mostro radioattivo. Squisiti gli omaggi ai classici che vanno dall'immortale tema di Ifukube – incorporato in una colonna sonora retrò a tratti e moderna in altri – ad addirittura i suoni delle armi ed esplosioni nei film Showa. Omaggi sono anche presenti nel modo di scrivere i dialoghi – come goffe teorie su come Godzilla possa sviluppare delle ali e volare, o le fantasiose spiegazioni su come Godzilla possa produrre energia.

Godzilla ci viene qui presentato in progressivi stadi di crescita – dalla 'larva' al Godzilla adulto – una mostruosità che torna all'estetica dell'originale: una bestia coperta da cicatrici cheloidi, le stesse del Godzilla di Honda – che erano ispirate dalle bruciature da radiazioni. Quel che Honda voleva rappresentare era che il mostro era un fantasma dell'orrore nucleare che tornava per tormentare il Giappone.

Anche il nuovo Godzilla, con le sue braccia anchilosate, occhi frenetici senza palpebre, vuole essere un'eco – ma di disastri più recenti, come l'incidente di Fukushima e l'allagamento del 2015; interessante quindi l'eco visuale di un animale marino – gli occhi da pesce e l'anatomia di uno squalo frangiato – degli stadi precedenti al Godzilla 'finale'.

Il mostro si disfa di qualsivoglia caratterizzazione di eroe o antieroe che permea la maggior parte dei seguiti di Godzilla – tornando a essere, come l'originale, un animale. Vengono in mente le parole di Ishiro Honda mentre parlava di Rodan: “i mostri sono esseri tragici. Sono nati troppo alti, troppo forti, troppo pesanti. Non sono malvagi per scelta. Questa è la loro tragedia: non attaccano le persone perché vogliono farlo – ma a causa delle loro dimensioni e della loro forza, l'umanità non ha altra scelta che difendersi.”

E non è tutto: con la capacità di riprodursi per frammentazione, Godzilla rappresenta una potenziale apocalisse, una bomba a orologeria che va fermata a tutti i costi; ciò aumenta la frenesia e il senso di urgenza che permea la narrazione del film; complice qui anche il ritmo furioso del film: dove i classici Toho solitamente si affidano a un ritmo lento (con alcune eccezioni, come GMK), Shin Godzilla non lascia alcun tempo per prender fiato – accelerando a rotta di collo.

Con l'eccezione dei primi piani della sua coda nella sequenza di chiusura, la creatura nelle sue varie e mostruose forme è realizzata in una computer grafica che – pur con gli occasionali difetti – risulta ottima, e che nella propria animazione è intenta a riprodurre quelle movenze tipiche dei costumi dei classici TOHO. Ma c'è anche del nuovo: se questo Godzilla si muove lentamente come il suo progenitore la maggior parte del tempo, esso diventa d'improvviso ipercinetico – rapido, letale e imprevedibile, come l'atomica stessa – scatenando una furia di distruzione infuocata che, di nuovo, fa eco alle iconiche immagini del primo Godzilla.

Il film si conclude con un finale che sembra ricalcare stilisticamente le vecchie storie dell'orrore gotico – un colpo di scena finale deliberatamente ambiguo che spinge lo spettatore a lavorare d'immaginazione. Nel continuo e frenetico adattamento di Godzilla, la bestia si era resa conto che ciò che la stava sconfiggendo era una collettività di menti – ed era sul punto di diventare egli stesso una mortale collettività, segnando l'inizio di un apocalisse; ed è stata solo la volontà delle persone a farli prevalere nella corsa contro il tempo che, se fossero rimasti i vecchi e inadatti capi, sarebbe irrimediabilmente andata persa.