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ULTIME NEWS

Cronache dal set di Godzilla 2


 
  

A questo punto della campagna promozionale di Godzilla II – King of the Monsters, compaiono online numerosi report di riviste americane invitate sul set per discutere con il regista Michael Dougherty e l'attore O'Shea Jackson Jr.

Li potete trovare su siti come Toho Kingdom, IGN, Bloody-Disgusting, Collider, Nerdist, solo per citarne alcuni.

(l'immagine qui sopra viene invece dall'ormai celebre articolo di Empire)


La visita è avvenuta nel Settembre 2017 ad Atlanta Georgia, dove era stata allestita la base antartica della Monarch (non sono comunque presenti foto interne del luogo). La varietà di articoli ci costringe a un'intera sintesi con i punti più importanti, anche in considerazione del fatto che molti dettagli erano già noti grazie alle interviste sin qui riportate.


Intanto apprendiamo che il personaggio di Jackson Jr. fa parte del G-Team, un corpo militare speciale formato per fronteggiare i Titani. Jackson ribadisce anche che non è la G-Force dei film giapponesi, sebbene l'omaggio sia evidente.


Dougherty poi specifica le differenze con il film del 2014:

 

Il primo film era sul personaggio di Ford Brody e su come affrontava quell'avventura, mentre la Monarch faceva da sfondo. Qui, invece, la Monarch è il fulcro. È un concetto che ho trovato davvero affascinante – l'idea che esista un'agenzia segreta che segue i mostri giganti. L'opportunità che avevo era quella di fare della Monarch un gruppo di eroi... Del film di Gareth ho apprezzato il fatto che prendeva le cose sul serio. Credo che fra i due estremi ci sia una zona intermedia. Questa non è per niente una commedia. Ma è un po' come confrontare Alien, che ha un approccio molto da fantascienza pura senza momenti leggeri, con Aliens che aveva più divertimento e momenti gustosi. Qui siamo all'incirca nel mezzo.


Naturalmente prendiamo il paragone fra i due film di Alien con i dovuti distinguo, ma dovrebbe essere un buon parametro per capire la differenza che si vuole marcare fra le pellicole. Sperando che alla fine non ci si ritrovi per le mani un Alien: Covenant o i tanti seguiti inutili!


Altro punto importante è che Dougherty sembra suggerire la possibilità che facciano una comparsa le Shobijin, le sacerdotesse gemelle di Mothra

“non so quanto saranno grandi, ma potrebbero fare una comparsata”


Ci si sofferma poi ancora una volta sui mostri, partendo da King Ghidorah:

Non è come i tradizionali draghi [che vediamo nei film] occidentali. Fin dall'inizio l'ordine di marcia è stato assicurarci che Ghidorah sembri un drago orientale, diverso da uno occidentale. Per capirci, non vogliamo che assomigli ai draghi del Trono di spade.

 

Su Mothra, che come sappiamo presentava la doppia sfida di essere evocativa rispettando la sua natura insettoide:

 

Il bello è stato scavare nella “tana del coniglio” e fare ricerche sulle falene. Ci sono così tante specie diverse con forme differenti. Alcune hanno un aspetto quasi predatorio. Altre sono più eleganti e con un aspetto un po' più spaventoso rispetto al tipico design di Mothra. Questo ci ha permesso un certo margine di manovra. L'approccio seguito con Mothra è stato creare una creatura insettoide enorme, che sembrasse credibile da ogni angolazione e soprattutto in movimento. Il tutto, incorporando i diversi tipi di aspetti che si possono trovare in natura: la bioluminescenza, la polvere di falena... tornando anche all'idea che queste creature un tempo erano adorate come divinità. Che aspetto avrebbe se la vedessi volare in cielo di notte? Volevo partire da questa idea, che se vedessi Mothra nel cielo di notte, penseresti a un angelo.

 

Altro aspetto curato è cercare di rendere i ruggiti delle creature affini a quelli originali. Inoltre è stata creata una strumentazione che permettesse di usare questi suoni sul set, per ottenere una risposta emotiva dagli attori (“in qualche modo le creature erano sul set con noi”).


C'è poi un aspetto molto importante: Bloody Disgusting riferisce di aver notato, sul set, alcuni nomi sparsi dei MUTO identificati dalla Monarch. Segnateveli e divertitevi eventualmente a collegarli ai famosi mostri ignoti dei trailer: Abaddon dalla Cambogia, Leviathan dall'Oceano Indiano, e Sargon dal Messico.


Un'ulteriore nota è data dal nome della base antartica, Outpost 32, omaggio al capolavoro assoluto La cosa di John Carpenter, ambientato nell'Outpost 31:

La cosa è uno dei miei film preferiti di sempre. Mi piace l'idea che quando l'Outpost 31 è stato distrutto dalle fiamme, ne abbiano dovuto costruire uno nuovo.

 

Senza voler per questo insinuare che La cosa faccia parte del MonsterVerse, l'omaggio ha due implicazioni: la prima è che dimostra la volontà di creare davvero un universo che vada al di là della semplice ricapitolazione del catalogo Toho. E poi che il film potrebbe presentare anche dei momenti più strettamente horror:

Non lo definirei un film horror. Ci sono sicuramente elementi horror e sto senz'altro cercando di inserirne alcuni. Ovviamente [sto] lavorando molto per provocare suspense, paura e tensione e, occasionalmente, alcuni momenti forti. Il riferimento a La cosa è appropriato, perché la rigenerazione è anche una delle cose che abbiamo preso dalla natura. Uh, mi limito a questo, ma c'è sicuramente un po' più horror rispetto al film precedente

 

Altri dettagli ci informano che la base Monarch si chiama Argo e che l'Orca, il meccanismo inventato dalla dottoressa Russell per comunicare con i Titani è ciò che attirerà la misteriosa organizzazione in cui opera il personaggio di Charles Dance, interessata all'inedita tecnologia.


Infine, sulla continuity:

Credo che i film di Godzilla siano stati accusati nel tempo di non avere personaggi umani memorabili. Il fatto è che, al di fuori di alcuni, non ci sono personaggi umani che sopravvivono da un film all'altro. Quindi speriamo di rompere questo trend e introdurre invece una storia umana con delle emozioni molto profonde, che si intrecci bene con la storia principale dei mostri giganti. Si sta davvero studiando come gli esseri umani sono influenzati dalle azioni delle creature e viceversa.

 

Per ulteriori dettagli rimandiamo agli articoli completi, naturalmente avvisando che sono presenti degli spoiler più circostanziati, che qui abbiamo volutamente omesso.


 

Michael Dougherty su Rodan!


 
  

Lo spot in cui Rodan affronta King Ghidorah in Godzilla II – King of the Monsters ha scatenato un sano dibattito: è una sfida impari per il kaiju alato?

Come sappiamo, Rodan è il mostro preferito da Michael Dougherty (oltre che dal nostro admin!), che su Empire ne canta ancora una volta le lodi.



L'estratto è parte di un servizio presente sul prossimo numero della rivista, anticipato sul suo sito:

[Rodan] è un po' un mascalzone... non sai mai a chi sarà fedele. (...) Godzilla è una presenza più ingombrante e lenta; gli ci vogliono un paio di giorni per distruggere una città come Tokyo. Rodan, invece, può raderla al suolo senza nemmeno pensarci. È tipo un'enorme bomba atomica, per la velocità e la ferocia con cui agisce


Dunque lo spettacolo sarà assicurato! La dichiarazione è accompagnata da una bella immagine dello stesso Rodan, che potete vedere in alto. Come sempre, cliccandoci sopra sarete reindirizzati alla versione in formato più grande.


 

Nuovo spot e gallery di Godzilla 2!


 
  

Le anticipazioni di Godzilla II – King of the Monsters ci portano oggi due interessanti novità!


La prima è un nuovo e spettacolare spot con qualche scena inedita e che ci permette di vedere meglio anche l'annunciato e epico scontro fra Rodan e King Ghidorah! Eccolo a voi:

 


A questo seguono una serie di nuove immagini. Partiamo da quelle che corredavano l'articolo di Total Film di cui abbiamo già riferito e che ora sono disponibili grazie a Gamesradar:







Ecco poi un poster giapponese con Godzilla e Ghidorah che si confrontano a Washington, proveniente da Yahoo Japan:


E infine un'ultima e maestosa immagine di Godzilla sott'acqua, da Reddit:



Cliccando sulle varie immagini sarete reindirizzati alle versioni originali in grande formato.


 

Ritorno sulla trilogia animata di Godzilla


 
  

A bocce ferme e con il tempo giusto per creare la necessaria distanza, torniamo sulla recente trilogia animata di Godzilla, che tante discussioni ha provocato fra gli appassionati.

Dopo le singole recensioni, è infatti online un nuovo articolo, curato dal nostro Davide Di Giorgio, che cerca di analizzare l'opera come un unicum, in modo da tentare una lettura trasversale. Un'analisi che cerca di andare al di là della più frammentata “prima volta”, per capire anche come la trilogia si ponga nell'intero percorso editoriale legato a Godzilla.


L'articolo è raggiungibile dal link sottostante, buona lettura:

[Speciale] Godzilla: La trilogia animata


 

Intervista esclusiva a Carlo Cosolo


 
  

Proseguono i nostri incontri con le personalità italiane che, a vario titolo, hanno avuto a che fare con Godzilla e hanno favorito la fruizione dei suoi titoli presso il grande pubblico nostrano. Quest'oggi torniamo in territori legati al doppiaggio perché abbiamo il piacere e l'onore di ospitare Carlo Cosolo, voce rimasta nel cuore di molti per personaggi come Sberla in A-Team o Joe in Groizer X (rimandiamo al sito di Antonio Genna per l'elenco completo dei suoi lavori).


Il motivo della sua presenza su Fantaclassici è data dal fatto che, da molti anni, Cosolo è attivo soprattutto come adattatore, dialoghista e direttore del doppiaggio, ruolo in cui è ormai una delle figure più autorevoli del settore. A lui si devono infatti le edizioni italiane di saghe importanti come gli ultimi Star Wars, Transformers, Mission: Impossible, Pirati dei Caraibi, Animali fantastici, Uomini che odiano le donne e molti altri. E nel corso di una variegata carriera, il nostro si è occupato anche di Godzilla!

Sua infatti è l'edizione italiana del Godzilla di Gareth Edwards, per il quale ha ancora una volta ricoperto il triplice ruolo di traduttore, adattatore e direttore del doppiaggio.

La chiacchierata che vi andiamo a presentare, sebbene incentrata sul film, abbraccia a più largo raggio i passaggi di lavorazione di titoli di grosso calibro in Italia e, provenendo da una delle figure più prestigiose del doppiaggio, crediamo potrà interessare appassionati e non. Ringraziamo Carlo per la grande disponibilità dimostrata e auguriamo a tutti buona lettura!

 

Ciao Carlo e benvenuto su Fantaclassici. La tua voce per noi è legata a serie mitiche come Groizer X o A-Team, senza dimenticare il cinema, ad esempio di recente sei stato il Teschio Rosso nel primo film di Capitan America. Raccontaci invece come hai maturato la decisione di passare alle direzioni del doppiaggio.


In verità non saprei dirti se diventare direttore di doppiaggio fosse sin dall'inizio la mia aspirazione. Ho un'estrazione d'attore, ho fatto l'Accademia d'Arte drammatica e il mio è stato il classico iter (almeno per i tempi) di chi veniva da quel percorso: ho iniziato in teatro e poi con il doppiaggio. Negli anni Ottanta c'era tanto lavoro e si conoscevano attori fantastici come Riccardo Garrone, Anna Marchesini o Massimo Dapporto (con Anna e altri eravamo stati anche compagni all'Accademia). Nella mia prima serie, Hazzard, c'erano Flavio Bucci e Lino Capolicchio, tanto per essere chiari. Si correva parecchio, ma la qualità era comunque alta. Esaurito quel momento, intorno alla metà degli anni Novanta, ho cominciato con i primi film importanti come dialoghista, ad esempio Donnie Brasco (al quale resto molto legato), Heat – La sfida o Copland, solo per citarne alcuni. Il passaggio alla direzione è nato dalla volontà di seguire i miei dialoghi in sala, come proseguimento del lavoro fatto, per curare fino in fondo quei film che erano belli e importanti. Oggi come doppiatore faccio molto poco, mi sento ormai “dall'altra parte del vetro”. Naturalmente ci sono delle eccezioni, come Teschio Rosso che hai citato: lì ho lavorato con Marco Guadagno, che era il direttore del doppiaggio e che è un amico e una persona che stimo professionalmente, quindi ho accettato molto volentieri.

 

Il tuo passato di dialoghista si nota perché, anche ora che dirigi i doppiaggi, continui a curare l'adattamento delle edizioni. Possiamo approfondire ulteriormente questo aspetto?


Il dialogo è la base del doppiaggio e quindi è importante che sia curato con attenzione. Infatti ho iniziato a fare il dialoghista perché notavo che in sala – ad esempio in serie come A-Team – arrivavano dei testi che non funzionavano o che non permettevano di mantenere bene il sync. Così davo suggerimenti e un giorno mi è stata fatta la classica domanda: “allora se sei così bravo perché non li fai tu?”. E da lì ho iniziato, sono partito dalla traduzione dall'inglese, che curo sempre insieme all'adattamento, e ci tengo a questo aspetto. Dall'anno scorso, infatti, curo un master per traduttori all'università di comunicazione UILM di Milano su adattamento, sottotitolaggio e localizzazione dei videogiochi. Sono convinto che traduttore e adattatore debbano essere la stessa persona, la sensibilità deve essere molteplice. Bisogna saper coprire e conoscere traduzione, recitazione e sincronizzazione. Naturalmente è difficile convogliare tutti questi aspetti in una sola persona, ma tendenzialmente ci si prova.

 

Lo spunto che ci offri del “saper fare tutto” ci porta a un'altra domanda: da varie testimonianze che hai rilasciato nel tempo sappiamo che sei molto scrupoloso nell'adattamento, e ti informi sulle storie e le saghe su cui ti trovi a lavorare. Questo è un aspetto molto interessante perché di solito uno dei problemi che viene imputato a chi cura le edizioni italiane è proprio la scarsa conoscenza degli argomenti trattati. Parliamo quindi del tuo metodo di lavoro.


È vero, sono molto scrupoloso e per questo cerco di fare in modo che i lavori non si accavallino: posso avere due film contigui, ma difficilmente contemporanei. Credo ci si debba calare interamente nel “mondo” di quel film, in rispetto al grande lavoro di preparazione che c'è dietro queste pellicole. Certo, può essere un aspetto semplicemente accessorio, ma per me non lo è: se un film è tratto da un libro lo leggo, così come un fumetto. Di solito ormai leggo in inglese, ma faccio anche attenzione, se il libro è stato tradotto, a mantenere i termini chiave – a volte mi interfaccio anche con il traduttore letterario. Questo fermo restando che film e romanzi sono cose diverse.

 

E come si riesce a mantenere questo livello qualitativo, in un mercato che sappiamo spingere sempre più a lavorazioni frettolose per ridurre i tempi?


Lo sviluppo della tecnologia in effetti avrebbe dovuto aiutarci a ridurre i tempi – cosa che in parte ha fatto perché l'accesso alle informazioni è più veloce – ma purtroppo molto è stato invece finalizzato più alla fretta della consegna che alla qualità del lavoro. Cerco di non lasciarmi trasportare troppo dalla carenza di tempo e di riuscire ad approfondire tutto il necessario.

 

Un'attenzione che paga, però, visto che sei diventato un veterano delle saghe: da Transformers a Star Wars, ai più recenti Animali fantastici...


Sì, anche se per quanto scrupoloso puoi essere, alla fine gli insulti non mancano mai, e vengono da gente che non conosce i retroscena e le difficoltà legate al lavoro sulle edizioni italiane. Intendiamoci, è anche giusto che alla gente non interessi, si giudica il prodotto finale, ma l'insulto gratuito è inaccettabile e oggi va molto di moda, soprattutto su internet che è diventato un mondo di haters. Col tempo ci ho fatto un po' il callo, ma resta un problema che va anche al di là del doppiaggio. Per il resto continuo per la mia strada, ora sto lavorando a Shazam e anche qui mi sono informato sul supereroe, ho letto i fumetti, è un'esigenza che nasce anche dalla mia curiosità. Ogni volta è una fonte di ispirazione, di novità, di possibilità di imparare. Alla fine faccio un lavoro divertente e la sfida è fare in modo che tale rimanga, che non sia rovinato dalle varie ingerenze.



(Carlo Cosolo, dal suo profilo Facebook)


Sempre a proposito di saghe, una volta che ti sei informato, quali altre difficoltà comporta il lavoro su titoli di così grande calibro?


Inizio dal vantaggio: per titoli così sei sotto pressione, ma ti vengono concessi tempi di lavorazione più “umani”. Le difficoltà sono legate alle dinamiche del sistema, perché ti arrivano tutta una serie di “preliminari” (si chiamano così) su cui inizi a lavorare, ma poi ti cambiano le battute, o ti spostano le scene... e tu devi sempre correre appresso! Transformers: L'ultimo cavaliere, ad esempio, lo abbiamo finito all'una di notte, tre giorni prima che uscisse. Quella saga poi è un caso davvero particolare perché Michael Bay è un regista genialoide, che cambia idea in continuazione, anche all'ultimo momento.

Poi c'è il problema della sicurezza: vedi il film una volta sola e poi non lo vedi più, lavori su copie completamente nere, su dialoghi provvisori, che a volte si sentono male. Quindi non senti e non vedi, o magari ti compaiono solo le bocche, mentre tutto il resto è offuscato e devi ricordarti che succede in quel momento. Ora si sono inventati anche gli “spoiler”, ovvero film in cui mancano delle scene fondamentali – ad esempio è successo con Il risveglio della Forza, dove il famoso “colpo di scena” di Han Solo non c'era, per evitare che si sapesse. Altre volte mancano dei dialoghi e c'è una persona che parla ma non quella che le risponde e devi ricordare cosa si dicevano. Ormai dopo tanti anni sono abituato, mi sono specializzato, ma è davvero molto complicato. Per fortuna, essendo direttore, traduttore e adattatore, a volte seguo anche il mix e la sincronizzazione, quindi un po' avere questo interesse “globale” mi aiuta.

Infine è faticoso confrontarsi con le varie fanbase, che spesso vivono queste storie a livello di malattia. Ci tengo a ribadire che rispetto i fan, voglio che questo sia chiaro, e il mio discorso si rivolge alle frange più estremiste, perché poi c'è anche gente che per fortuna si gode le storie in serenità.

 

Anche il Godzilla del 2014 è l'apripista di una saga (o meglio un universo, come si usa dire oggi): come sei arrivato alla direzione del film?


Ci sono arrivato attraverso la distribuzione, ovvero la Warner Bros Italia, che a questo livello decide a chi assegnare i titoli per la direzione del doppiaggio e l'adattamento. È successo con Godzilla, ma in generale va così un po' con tutti i film. Poi si sarà anche sparsa la voce che sono specializzato in questo tipo di film catastrofico-fantascientifici, tanto che ormai non riesco quasi a fare più un film “normale” (ride).

 

Naturalmente la domanda viene da sé: a prescindere dal fatto di doverci lavorare per il doppiaggio, conoscevi Godzilla? E c'è stato un lavoro di documentazione particolare per il film?


Chi non conosce Godzilla? Soprattutto per noi persone anziane fa parte del nostro immaginario, insieme a King Kong e ai dinosauri. D’altra parte, anche per questo motivo, non ho fatto un particolare lavoro di preparazione, ma mi sono comunque andato a vedere un po’ di film vecchi, tanto per entrare nel mood, diciamo.

 

Una curiosità: praticamente in ogni film che dirigi fai un cameo vocale, anche Godzilla non ha fatto eccezione (lì sei Al Sapienza). Come scegli di volta in volta quali personaggi doppiare?


In realtà non c'è una regola, anzi confesso che non ricordavo di aver fatto un personaggio in Godzilla. Di solito faccio questi “personaggetti” di pochissime righe quando penso di essere giusto, senza dover fare troppe ricerche. Penso sia un piccolissimo valore aggiunto al film e mi risolve il problema di distribuire un piccolo personaggio che posso gestire con più tranquillità. Di sicuro non lo faccio per arrotondare (ride)! In un paio di casi l'ho dovuto fare anche per ripiego: o perché l'attore non si era presentato o perché non era adatto a quel tipo di personaggio. Quindi diciamo che sono scelte per facilitare le lavorazioni. Solo in Uomini che odiano le donne mi sono trovato a fare un personaggio secondario “importante”, perché la distribuzione non era soddisfatta dei provini (e ne abbiamo fatti tanti) e quindi l'ha proposto a me. D'altra parte preferisco non fare direzione e recitazione insieme per concentrarmi sulla prima che, come si sarà capito, mi costa molta fatica.




(una foto di Al Sapienza, che in Godzilla recita il ruolo di Huddleston)

Prima citavamo le copie dei film “coperte” o incomplete sul versante degli effetti speciali. Per Godzilla si è verificata una situazione di questo tipo?


Nel caso di Godzilla no, anche perché alla Warner tendono a essere molto attenti su questo versante. Chiaramente per film di questo tipo, il problema non è comunque troppo rilevante: in soldoni, cambia poco se vedi o meno il mostro o se al suo posto c'è un disegno ancora abbozzato. Diventa invece grave quando la copertura non ti fa vedere le scene dialogate! E naturalmente è grave per me che dirigo, come per gli attori che, a volte, non ci sono abituati. Per fortuna ormai la cosa è abbastanza sdoganata, ma i primi tempi sono stati veramente duri.

 

Quindi hai potuto lavorare serenamente!


Sì, seguendo il classico iter: la produzione invia i materiali, ovvero le colonne musica/effetti, i dialoghi separati (quelli che si chiamano “dialogue stem”) e lo stem “optional” con i fiati, i versi, i brusii, le risate. Quando il film arriva è sostanzialmente “scomposto”, e più lo è, più hai la possibilità di tenere delle cose in originale, e questo mi piace molto. Preferisco tenere tutto quello che posso in originale, senza cercare una voce somigliante solo per riprodurre una risata o un verso. Questo anche perché, per me, “il Film” è quello originale, a quello bisogna avvicinarsi nel massimo rispetto possibile e non credo a chi dice che le altre versioni, nella fattispecie quella italiana, possano “migliorarlo”. Non intendo sminuire il nostro operato di doppiatori, anzi questo aspetto aumenta il prestigio del nostro lavoro, perché intervenire su prodotti di quel livello ci deve riempire di orgoglio.

 

Hai avuto a che fare direttamente con il regista Gareth Edwards?


Non in quel caso, l'ho conosciuto invece per Rogue One (che era molto coperto, ma quella è la prassi di Star Wars). Lui è una persona adorabile e molto alla mano.

 

Il successivo capitolo del MonsterVerse è Kong: Skull Island, che non hai diretto tu. Sembra quindi che in questo caso non si seguirà la linea di affidare tutto a un solo direttore (prima citavi Marco Guadagno, che ad esempio dirige praticamente tutti i film dei Marvel Studios, pensavamo a una situazione del genere). Sai a cosa è dovuta questa scelta?


La Warner ha il suo supervisore che controlla le lavorazioni e quindi tocca a lui tenere i “fucili puntati” e controllare tutto. Di fatto, siccome spesso il direttore non è anche l'adattatore, la figura che controlla non è chi poi si occupa materialmente del doppiaggio. Certamente chi cura l'adattamento, se ha un minimo di deontologia professionale, va a controllare cosa è stato fatto prima, ma credo che per personaggi simili (come Godzilla o Kong) che sono icone dell'immaginario, più che veicoli di una storia, non sia necessario mantenere sempre lo stesso team.

 

Ma tornerai invece per Godzilla II?


Mi ricollego a quanto dicevi prima, questo di Godzilla lo considero più strettamente un “universo”, perché per me il termine “saga” indica film in cui segui una storia divisa in parti (come può essere Star Wars appunto). Faccio questa piccola premessa non per puntualizzare cose su cui non ho la vostra competenza, ma semplicemente per dire che non essendoci un legame molto stretto fra le storie delle varie pellicole, il prossimo film (Godzilla II – King of the Monsters appunto) non lo dirigerò io. D'altra parte quest'anno mi sto già occupando di due film Warner e loro per primi, giustamente, preferiscono non concentrare troppo il lavoro. Allo stato attuale il film non è stato ancora lavorato, magari poi mi farete sapere com'è andata.


 

Godzilla 2 su Total Film


 
  

Prosegue la campagna promozionale di Godzilla II – King of the Monsters e arriva un nuovo e lungo articolo dalla rivista americana Total Film, che al Re dei mostri dedica anche la spettacolare copertina.

 

Vediamo anche Godzilla letteralmente “devastare” il logo della rivista, in un'immagine di grande impatto:

 

Grazie alle scansioni postate da Gormaru, possiamo avere un'idea molto chiara dei contenuti dell'articolo (immagini e testo), riportiamo i passaggi fondamentali in italiano.

Si parte con il regista Michael Dougherty, esausto ma contento del lavoro svolto nei tre anni che ci sono voluti per completare il film e felice di poter dare una forma concreta al MonsterVerse:
 

“Ovviamente Legendary e Warner Bros stanno costruendo questo MonsterVerse (…) e io sono un grande fan di questa idea. Quando pensi alla cosa, la Toho ha iniziato a costruire un universo cinematografico già negli anni Sessanta e Settanta. Di fatto addirittura nei Cinquanta, andando indietro.

[Per realizzare un universo condiviso] ho potuto dare sostanzialmente libero sfogo a ciò che volevo, davvero. L'unica cosa che [Legendary e Warner] mi hanno chiesto è stato di includere Mothra, Rodan e King Ghidorah, e io ero completamente d'accordo. E anche la Monarch. Ma a parte quello è stato un processo di sviluppo molto libero.”

 


Sul suo rapporto con le creature:

 

“Sono ossessionato da questi personaggi fin quando ero un bambino. E li disegnavo... per farvi capire, ho recentemente ritrovato una Bibbia dei tempi del liceo e anche lì ci ho trovato dei disegni di Godzilla all'interno delle illustrazioni. Quindi è qualcosa che è rimasto con me per tanto tempo. Negli anni della crescita è stato come Star Wars e i supereroi e tutto il resto. In un certo senso, e soprattutto, Godzilla aveva importanza per me in quanto era un mostro, e ho sempre sentito pietà per i mostri”

 

Sui precedenti capitoli del MonsterVerse:

 

“Dell'approccio di Gareth [Edwards in Godzilla 2014] ho amato il fatto che fosse molto realistico e fondato. Sembrava come qualcosa che potessi vedere dalla tua finestra. Quindi ha tenuto la macchina da presa a un livello molto ancorato al terreno in modo che le creature sembrassero davvero enormi. Poi Jordan [Vogt-Roberts in Kong: Skull Island] ha spinto [quell'approccio] un po' più in là, portando molto colore e vitalità alle sue inquadrature.

Volevo proseguire lungo questa evoluzione. Quindi ritrarre le creature in modo molto realistico, ma allo stesso tempo abbracciare tutto il colore che potevano portare – soprattutto quando hai a che fare con un drago a tre teste che spara fulmini. Quando aggiungi una falena gigante o un volatile gigante nato da un vulcano, devi cercare in qualche modo di confrontarti con un elemento più fantastico. Cerchi quindi di mantenere il tutto più realistico possibile, in modo che sembri vero. Ma allo stesso tempo [sei consapevole che] stai sempre parlando di creature fantastiche.”

 

Su questo punto c'è anche un intervento di Guillaume Rocheron, tecnico degli effetti speciali:

 

“Michael voleva qualche piccolo cambiamento al design [di Godzilla]. Abbiamo ridisegnato le creste dorsali perché fossero più in linea con il Godzilla del 1954. Quindi più grandi e tondeggianti, un po' a forma di stella marina. E poi abbiamo fatto degli aggiustamenti sulle proporzioni. La testa è leggermente più piccola. Le spalle sono leggermente più larghe.

[I mostri] non parlano. Non sono teneri. Non suscitano quel tipo di attrattiva. Molto di loro arriva attraverso gli occhi e il modo in cui si muovono i muscoli facciali. Questo ha rappresentato il salto più grande che abbiamo fatto rispetto al primo film, per quanto riguarda le creature.

Abbiamo inoltre usato le distruzioni come scusa per mostrare la grandezza dei mostri. Se vedi i detriti cadere molto lentamente contro una creatura, il cervello umano è consapevole del tempo che realmente ci vuole per quella caduta. In questo modo hai subito un senso delle proporzioni. Hai una reazione del tipo “Ok, quello che sto guardando è davvero molto grande”.

Per ogni creatura abbiamo sempre cercato di avere un fondamento visivo sulla realtà. Per Godzilla abbiamo usato molto i draghi di Komodo e le lucertole. Per Mothra abbiamo guardato alle falene e alle api. Ci siamo rifatti anche alle mantidi religiose perché in termini di design ci chiedevamo principalmente: come possiamo riuscire a rendere il design più femminile? Per Rodan abbiamo guardato a ogni tipo di uccello, e agli scheletri dei dinosauri. Ci siamo rifatti molto agli avvoltoi, per il viso. Ovviamente nessuna di queste creature è rivestita di magma e lava essiccata, ma quantomeno offriva un punto di partenza.

Il design di Ghidorah è stato il più interessante, perché ha tre teste e due code – un'anatomia davvero inusuale. Anche qui ci siamo rifatti a certi tipi di lucertole, ma anche ai serpenti. La nostra più grande influenza per lui sono stati i cobra. Non volevamo che si spostasse in modo lento e pesante, così nelle sue movenze abbiamo inserito degli elementi dei serpenti. Le scaglie sul collo di Ghidorah, ad esempio, riprendono il giallo del cobra. Abbiamo guardato anche ai lupi in branco perché era molto interessante capire come si muovono tre lupi insieme, e l'abbiamo usata come ispirazione per il modo in cui si muovono le tre teste insieme.”

 

Dougherty chiosa ancora sui design:

 

“Sono partito dai film della Toho per avere il senso delle forme, dei suoni e delle silhouette dei mostri. (…) Crescendo con loro, ovviamente mi ero già fatto una mia idea, ma volevo rinfrescarmi la mente, soprattutto perché attraverso i decenni sono evoluti parecchio. (…) Volevo essere sicuro che restassimo fedeli ai tratti tipici che ci hanno fatto innamorare di queste creature. Ad esempio Mothra è molto colorata. Ghidorah, ancora una volta, è un drago a tre teste, ma ha anche dei tratti molto specifici – le scaglie dorate, le ali a forma di pipistrello molto particolari, il modo in cui chioccia quando ruggisce. Si è trattato quindi di mantenere quegli elementi, distillarli e aggiornarli. (…) Volevo inoltre far emergere certi comportamenti tipicamente animali. Di solito gli animali mostrano certi atteggiamenti intimidatori quando vedono un rivale. E di quello mi piace il fatto che si coglie la loro consapevolezza. Volevo che emergesse questo. Non volevo fossero solo mostri grandi e stupidi – ma invece delle creature vecchie migliaia, se non milioni, di anni, che conservano le loro memorie e il loro rancore. Con il mio sceneggiatore Zach Shields, continuiamo a dire che volevamo rimettere il “God” dentro Godzilla. Con questo intendo dire che negli anni in cui crescevo guardando queste creature, io non vedevo mai degli uomini in una tuta di gomma. Vedevo invece delle creature mitiche, antiche e potenti. Per me erano degli esseri intelligenti che si combattevano sulla scia di vecchi rancori. Erano l'equivalente dei draghi o dei giganti, di tutte le creature che compaiono nella mitologia o nella Bibbia. Ecco cos'erano. Ed ecco cosa volevamo aggiungere al film.”

 

La qualità epica e mitica si estende alla colonna sonora, che il regista ha voluto “controintuitiva”:

 

“Volevo per il film una musica che riecheggiasse le sonorità che potevano essere esistite quando queste creature dominavano la Terra. Dunque qualcosa di antico, misterioso e potente, e non solo la musica del tipico film moderno. Quindi abbiamo importato dei tamburi Taiko dal Giappone, abbiamo usato dei preti giapponesi per il canto. Anche il testo in alcuni dei canti ha un significato. C'è un certo sentimento operatico. Mi piace dire che se Star Wars è una space opera, noi stiamo creando una “monster opera”.”

 

In definitiva, anche alla luce del rispettoso pellegrinaggio alla Toho e ai padiglioni dove è stato girato il Godzilla del 1954:
 

“Ogni artista che gioca con l'universo di Godzilla prende e aggiunge qualcosa di nuovo. E a parte gli aggiornamenti degli effetti speciali, volevo apportare un approccio più mitologico a queste creature.”

 


Un aspetto importante e inedito è che per la prima volta vedremo la tana di Godzilla: 

“Fin da bambino mi sono sempre chiesto, dove va Godzilla mentre scorrono i titoli di coda? Perché ogni film finisce con lui che torna nell'oceano. Batman ha la Batcaverna, Superman ha la Fortezza della Solitudine. Quindi mi sembrava sensato che anche Godzilla avesse un posto dove ritirarsi. Ogni creatura tende a costruirsi una sorta di tana o ad avere un suo territorio in cui si muove abitualmente. Adoro l'idea che torni in un posto costruito per lui da una precedente e antica civiltà umana, che era riuscita a stabilire con lui una relazione simbiotica.”

 

Un accenno più approfondito alla storia, ci informa poi che la famiglia formata dalla dottoressa Emma Russell (Vera Farmiga) e da suo marito, il dottor Mark (Kyle Chandler) con la figlioletta Madison (Millie Bobby Brown) soffre una “grave perdita” durante la battaglia di San Francisco di Godzilla 2014. Il film segue le conseguenze di questo trauma, e loro ci fanno da guida, un po' come accadeva nei Brody del precedente film. Con la differenza che tra loro non c'è un eroe.

 
Vera Farmiga sul suo personaggio: 

 

“Per prima cosa, e soprattutto, penso a lei come a una madre che cerca di cancellare il dolore e l'impatto assolutamente devastante che l'attacco di San Francisco ha avuto sulla sua famiglia. La sua famiglia ne è uscita spezzata. Si è frantumata a causa di quell'evento. E lei ora sta operando a partire da quello. Il trauma di quell'attacco l'ha cambiata in modo acuto e profondo.”

 

L'articolo ci informa inoltre che la dottoressa ha inventato l'Orca, una macchina che le permette di comunicare con i Titani. Prosegue la Farmiga:
 

 “L'aspetto davvero bello per me è che hai a disposizione le armi più potenti mai inventate dall'uomo, che sono rese assolutamente inutili e obsolete dall'attacco dei Titani. L'uomo ha imparato a usare il fuoco a suo vantaggio, ma le sue armi militari, i suoi superfucili e i laser... tutte le cose più mortali sono assolutamente inefficaci contro i kaiju. Quindi cosa fa la differenza? La strategia gentile e il tocco educato di una donna. E sono io a incarnare quella donna, cosa che penso sia davvero forte... è una tecnologia pacifica.”

 

Se Kyle Chandler, dal canto suo sottolinea come l'esperienza sul set del King Kong di Peter Jackson lo abbia già in qualche modo preparato alla sfida (che però in questo caso si è rivelata “più tecnologica” e piena di computer), i sentimenti di Vera Farmiga sono in un certo senso condivisi da Millie Bobby Brown, che dichiara di aver accettato il ruolo “per l'importante tradizione dei film di Godzilla – è stato un onore esserne parte”, ma anche perché il regista Dougherty, come lei, è un amante degli animali. Vera Farmiga aggiunge:

 

“Il precedente Godzilla si focalizzava sulla relazione tra un padre e un figlio. Il cuore del nostro film è invece quella tra una madre e una figlia. Potrebbe essere uno dei primi Godzilla a passare il test di Bechdel, partendo da questa prospettiva. E per me sono cose molto importanti.”

 

Dougherty riprende la parola per parlare della componente umana del film:
 

 “Il problema di intrecciare una storia umana con un film di Godzilla è che la parte umana rischia di essere meno interessante per il pubblico. Almeno un terzo del tuo film, se non di più, deve essere dedicato alle creature giganti che si combattono senza pietà! (…) E per questo, istintivamente, sei meno in condizione di entrare nei drammi e nelle disperazioni degli umani. Quindi ingaggiare attori così iconici è stato molto importante, perché istintivamente ti ci affezioni subito. Hai quasi subito l'impressione di chi sono.”

 

Infine uno sguardo al futuro, a Godzilla vs Kong. Dougherty:
 

“Abbiamo fatto qualche cambiamento alla sceneggiatura, per permettere a certi temi di confluire [nel film successivo] e per favorire il passaggio di alcuni personaggi [Chandler e Brown sono confermati, ndr]. È stata la prima volta che ho scritto per King Kong, così è stato eccitante.”

 

E se per gli attori Dougherty e Wyngard hanno entrambi una profonda conoscenza della materia, il regista di Godzilla II – King of the Monsters non ha dubbi su chi vincerà la sfida tra i due giganti: “Il pubblico”.

 
Godzilla II – King of the Monsters uscirà in Italia il 30 Maggio 2019. La data americana di Godzilla vs. Kong è stata invece da poco anticipata di un paio di settimane, al 13 Marzo 2020.


 

Artbook e novelization di Godzilla 2


 
  

Ogni blockbuster che si rispetti ha ormai le sue “derivazioni” cartacee in libreria e Godzilla II – King of the Monsters non fa eccezione! Abbiamo infatti visto già la cover dell'artbook, ora l'editore Titan Books ha diffuso il comunicato ufficiale, che comprende anche la novelization del film, ovvero il romanzo tratto dalla sceneggiatura.

Ecco la traduzione in italiano:

 

Titan Books è lieta di annunciare le ultime aggiunte al suo già ricco programma editoriale ufficiale dedicato a Godzilla, con due nuovi titoli collegati all'attesissimo nuovo film GODZILLA II - KING OF THE MONSTERS, ultimo episodio del MonsterVerse.

Dopo il successo globale di GODZILLA e KONG: SKULL ISLAND, arriva il nuovo capitolo cinematografico del MonsterVerse di Warner Bros Pictures e Legendary Pictures, un'epica avventura d'azione che contrappone Godzilla ad alcuni dei mostri più popolari nella storia della cultura pop. La nuova vicenda segue gli eroici sforzi dell'agenzia cripto-zoologica Monarch mentre i suoi membri avranno a che fare con un reggimento di mostri grandi come divinità, tra cui il possente Godzilla, che si scontra con Mothra, Rodan e la sua nemesi finale, il tricefalo King Ghidorah. Quando queste antiche superspecie - ritenute dei semplici miti - si risvegliano, lotteranno per la supremazia, lasciando appesa a un filo l'esistenza stessa dell'umanità.

Titan Books in collaborazione con Toho e Warner Bros. pubblicherà The Art of Godzilla: King of the Monsters di Abbie Bernstein e Godzilla: King of the Monsters - The Official Movie Novelization di Greg Keyes.

The Art of Godzilla: King of the Monsters offrirà un approfondito ritratto del dietro le quinte dell'epico film di Legendary Pictures e Warner Bros. Pictures. Ricco di concept art, fotografie dal set e approfondimenti dettagliati dei principali membri della produzione, questo bellissimo libro con rilegatura rigida, racconta la storia di come Godzilla e i suoi nemici sono stati riportati in vita.

Foto per gentile concessione di Titan Books. © 2019 WARNER

BROS. ENT. © 2019 Legendary. Tutti i diritti riservati.

TM & © TOHO CO., LTD. MONSTERVERSE TM & ©

Legendary

Autore: Abbie Bernstein
Editore: Titan Books
ISBN-13: 978-1789090680
Rilegato: 192 pagine
Dimensioni del prodotto: 30,2 x 27,4 cm
Data di uscita: 4 giugno 2019
Prezzo: $ 39,95 (US), £ 29,99 (Regno Unito)

Godzilla: King of the Monsters - The Official Movie Novelization consentirà ai fan di approfondire ulteriormente il mondo dietro al film con il romanzo ufficiale, [scritto] dall'autore dei romanzi best-seller The Waterborn, The Blackgod, oltre alla tetralogia di The Age of the Unreason. Keyes è anche noto per il suo acclamato lavoro di narrativa su molte saghe cinematografiche, che include romanzi ambientati in mondi amati dai fan, tra cui Star Wars, Elder Scrolls, Il pianeta delle scimmie e tanti altri.


Autore: Greg Keyes
Editore: Titan Books
Libro in brossura e eBook: 352 pagine
ISBN-13: 9781789090925
Data di uscita: 28 maggio 2019
Prezzo: $ 7,99 (US), £ 7,99 (Regno Unito)

© 2019 Legendary. Tutti i diritti riservati. TM & © TOHO CO., LTD. MONSTERVERSE TM & © Legendary

 

Fonte: SciFi Japan


 

Godzilla 2: gli altri mostri del trailer


 
  

L'attenzione principale di Godzilla II – King of the Monsters è ovviamente catalizzata dai quattro “gioielli della corona” della Toho, ovvero gli amatissimi kaiju Godzilla, Rodan, Mothra e King Ghidorah, ma fin dalla comparsa del secondo trailer si è aggiunto un nuovo interrogativo: chi sono gli "altri mostri" che si vedono nel filmato?

A rilanciare la domanda è stato il recente spot televisivo, che vi riproponiamo qui sotto in versione HD (grazie al lavoro sempre impagabile di Toho Kingdom):
 

 

 

Potete intravedere le due creature all'inizio: il mostro dalle zampe ragniformi che escono dal terreno, e l'altro, mimetizzato da montagna. Chi sono, dunque? Qualcuno ha ipotizzato che potessero essere Kumonga o Anguirus (o ancora la Kamoebas di Atom). Altri pensavano a creature del tutto nuove.

 

A sciogliere l'enigma è il sempre generoso Michael Dougherty, regista della pellicola che, in un'intervista a Eigahiho Magazine, citata da Gormaru, ha confermato che si tratta di mostri completamente nuovi, non provenienti dal canone Toho. In pratica due nuovi MUTO.

 
Non nascondiamo la soddisfazione per questa risposta: da tempo, infatti, sosteniamo che il MonsterVerse non ha senso se si limita unicamente a riproporre il parco mostri Toho, ma che, al contrario, ha l'opportunità di ampliare lo stesso creando una felice sintesi tra Oriente e Occidente (come già accaduto con i MUTO di Godzilla 2014). Lietissimo apprendere quindi che in casa Legendary hanno capito molto bene questo aspetto.

 Al momento non sono noti ulteriori particolari dei due nuovi MUTO. Le pompe per l'estrazione petrolifera presenti nella location del primo fanno pensare all'America o al Medio Oriente, mentre per il secondo è visibile un cartello che lo colloca nell'avamposto Monarch 67 a Monaco, in Germania.

 Probabile che nuovi particolari possano emergere, oltre che dalla visione del film, anche dall'artbook collegato allo stesso, in uscita il 4 Giugno per Titan Books:


 

Spot con scene inedite per Godzilla 2!


 
  

Arriva online uno spot televisivo di Godzilla II – King of the Monsters, intitolato “Only One”, che ha la particolarità di presentare delle scene inedite del film!

Negli appena trenta secondi di durata, oltre a far intravedere i due misteriosi MUTO già adocchiati nel secondo trailer ufficiale, lo spot suggerisce un esaltante duello aereo fra Rodan e King Ghidorah (oseremmo aggiungere doveroso, visto quanto il regista Mike Dougherty adora lo pteranodonte)!

Vediamo il filmato di seguito, è soltanto in lingua originale. Si ringrazia Marco Biasibetti per la segnalazione:

 


 

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